Legge elettorale, il governo prova a blindarla: opposizioni in allarme
Alla Camera si avvicinano i passaggi decisivi sulla riforma, mentre il centrosinistra prepara una nuova offensiva e la maggioranza valuta il ricorso alla fiducia.
L’8 ottobre è la data che il centrodestra considera decisiva per la legge elettorale, ma il percorso in Aula potrebbe trasformarsi in uno scontro duro. Prima, il 1° ottobre, l’emiciclo di Montecitorio dovrebbe pronunciarsi sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni; poi arriverà il voto finale sul testo.
La fiducia resta l’arma più delicata
Nella maggioranza prevale un cauto ottimismo, ma Giorgia Meloni ha rimarcato che un eventuale inciampo, nel caso in cui venga posta la fiducia, porterebbe il governo a prendere atto della situazione. L’esecutivo sta ancora valutando quanti voti di fiducia chiedere: potrebbero essere fino a quattro, se si considerano tutti gli articoli ritoccati al Senato, oppure soltanto due, soprattutto sul capitolo delle preferenze.
Le opposizioni alzano il muro
Sul fronte avversario la linea è opposta. Elly Schlein ha parlato di un “muro” contro quella che definisce una riforma pessima, mentre in commissione Affari costituzionali alla Camera sono stati depositati 63 emendamenti, tutti firmati dalle opposizioni. Circa quaranta sono unitari del centrosinistra e toccano preferenze pure, parità di genere e raccolta delle firme; le firme portano quelle di Simona Bonafè, Alfonso Colucci, Filiberto Zaratti, Riccardo Magi e Maria Elena Boschi, anche se quest’ultima non ha sottoscritto alcune proposte su firme e pluricandidature.
A intervenire con una proposta è stata anche Futuro Nazionale, che chiede preferenze senza capilista bloccati. Roberto Vannacci, dal canto suo, ha avvertito: “Questa legge non ci piace e non la voteremo”.
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Il passaggio in Aula si avvicina
Per ora, però, il centrodestra non teme sorprese nei voti in commissione, dove dispone di numeri ampi. Il vero banco di prova scatterà nella settimana successiva, quando il testo arriverà in Aula dopo il mini rinvio deciso in capigruppo per l’ingorgo di decreti: dal 30 settembre Montecitorio tornerà a occuparsene.
In quella fase Pd, M5s, Avs, +Europa e Iv annunciano che ripresenteranno gli stessi emendamenti già depositati, contestando la scelta del governo di ricorrere alla fiducia. Nella loro nota comune sostengono che quel passaggio riveli le difficoltà e le divisioni della maggioranza. Chiara Braga, per il Pd, lega la riforma al timore di perdere le elezioni; per il M5s si tratta invece di una legge disastrosa e pericolosa, costruita secondo il partito attorno al tentativo di Giorgia Meloni di restare al potere.
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