Lega, la rivolta del Nord: «Salvini sbaglia tutto
Massimiliano Romeo chiede una svolta politica, boccia il congresso di ottobre e avverte: il partito rischia di scendere fino al 4%.
«Spero si capisca che io amo la Lega». Massimiliano Romeo chiude così il suo ragionamento sulla crisi del partito, ma il messaggio rivolto a Matteo Salvini è netto: l’area critica non vuole una resa dei conti personale, bensì un cambio di rotta capace di recuperare consensi e identità.
La cura proposta da Romeo
Il senatore immagina una struttura con responsabilità concrete, una sorta di “comitato elettorale” chiamato ad affiancare Salvini e a intervenire rapidamente sull’indirizzo politico. Il leader, secondo Romeo, potrebbe dunque restare al vertice, ma non dovrebbe più gestire da solo le scelte strategiche.
La nuova linea dovrebbe riportare al centro fisco, burocrazia e federalismo. Romeo sostiene inoltre che la Lega debba tornare a rappresentare le esigenze dei territori, recuperando quello spirito comunitario che, a suo giudizio, negli ultimi anni è stato messo in secondo piano dalle ambizioni individuali.
L’esponente leghista annuncia che continuerà il lavoro insieme alla componente nordista, rilanciando i temi tradizionali del movimento e l’attenzione alle realtà locali. Il suo obiettivo dichiarato è ricostruire un’identità autonoma, senza inseguire posizioni già occupate da altri.
Consensi in calo e tensioni interne
A preoccupare Romeo sono soprattutto i numeri. Il senatore parla di una perdita dello 0,2% al mese e stima che, con un eventuale voto a maggio, la Lega potrebbe attestarsi attorno al 4%, arrivando persino al di sotto di quella soglia. Nelle aree storicamente vicine al partito, aggiunge, il malessere sarebbe ormai evidente.
Tra i territori citati compaiono Varese, Bergamo, Brescia, Monza e Brianza e la Valtellina, oltre a Liguria e Piemonte. Il quadro descritto è quello di un’insofferenza ampia, che attraversa sia il Nord tradizionalmente leghista sia altre zone del Paese.
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Nel ragionamento rientra anche il rapporto con Roberto Vannacci. Romeo sostiene che la Lega abbia inizialmente puntato su di lui per ottenere voti, pur prendendo le distanze da alcune sue posizioni, e che la successiva separazione abbia favorito il trasferimento di consensi verso il generale.
Il congresso divide il partito
La frattura si è aggravata dopo l’annuncio di Salvini a Pontida: un congresso straordinario è stato indicato per ottobre. In seguito, il segretario ha detto di attendersi la candidatura di un altro esponente alla guida della Lega.
Romeo contesta però le modalità previste per l’appuntamento e accusa Salvini di volerlo convocare con la stessa platea di delegati che lo aveva eletto circa un anno e mezzo fa. In un’intervista, il senatore ha definito l’operazione «un trappolone» e ha chiarito: «Io non ci casco».
La sua critica, precisa Romeo, non nasce dalla richiesta di un passo indietro del segretario. La considera invece una disputa politica sul futuro del partito e assicura che lui, Attilio Fontana e gli altri esponenti dell’area dissidente stanno agendo anche nell’interesse dello stesso Salvini.
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