Lazio, l’allarme di Lotito: due pistole e accuse alla politica
Il presidente biancoceleste ha raccontato ai pubblici ministeri le misure adottate dopo le minacce degli ultras e il contesto dell’indagine sulla possibile vendita del club.
Claudio Lotito ha riferito ai pubblici ministeri di aver vissuto per anni sotto la pressione delle minacce legate alla tifoseria della Lazio. Il presidente biancoceleste ha inoltre sostenuto di avere ancora oggi avversari all’interno di alcuni ambienti politici.
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Lotito racconta gli anni della paura
Per proteggersi, Lotito ha detto di aver portato con sé due armi: una sistemata davanti e l’altra dietro, con modelli differenti. «Per parecchio tempo sono andato in giro armato con due pistole, una avanti e una dietro, un’automatica e una Smith & Wesson», ha dichiarato durante l’audizione.
Secondo il suo racconto, in un’occasione una delle pistole sarebbe stata effettivamente utile per salvarlo. Il presidente della Lazio ha quindi avvertito che il clima di tensione vissuto in passato potrebbe ripresentarsi, anche se il testo disponibile si interrompe prima di chiarire a quale situazione attuale faccia riferimento.
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Il caso sulla possibile vendita
Parallelamente, l’attenzione degli inquirenti riguarda anche l’ipotesi di pressioni per favorire la cessione della società. Nell’indagine risultano coinvolti Masi e Bisignani, accusati di aver spinto verso la vendita della Lazio.
Il giudice per le indagini preliminari, tuttavia, non ha autorizzato le intercettazioni nei loro confronti. Questo elemento si inserisce nel quadro giudiziario richiamato nelle dichiarazioni di Lotito, che ha parlato anche di contrasti con esponenti o settori della politica.
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