Lega, il congresso spacca il partito: il pressing contro Garavaglia
A dieci giorni dall’appuntamento straordinario, i sostenitori di Salvini invitano a non aiutare lo sfidante nella raccolta delle firme.
La sfida interna alla Lega entra nella fase più tesa a dieci giorni dal congresso straordinario. La candidatura di Massimo Garavaglia ha aperto una frattura nel partito: i dirigenti vicini a Matteo Salvini starebbero sollecitando gli esponenti leghisti a non appoggiare la raccolta delle firme necessarie allo sfidante, con il rischio di compromettere eventuali candidature future.
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La raccolta firme diventa il vero campo di
Il confronto non si limita quindi alle posizioni politiche, ma coinvolge anche le procedure che possono consentire a Garavaglia di arrivare al congresso. Ai dirigenti viene chiesto di non sostenere la sua corsa, mentre il mancato allineamento potrebbe avere conseguenze sulla possibilità di essere candidati.
La pressione arriva dai fedelissimi di Salvini proprio mentre il partito si avvicina alla resa dei conti. La discesa in campo di Garavaglia, arrivata a sorpresa, ha trasformato l’appuntamento congressuale in una competizione apertamente contesa.
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Salvini ostenta sicurezza
In pubblico, tuttavia, Salvini non mostra particolare preoccupazione per la candidatura del suo sfidante. Da Bologna ha accolto l’ingresso di Garavaglia nella gara con parole concilianti: «Bene, più gente c’è che porta proposte costruttive meglio è, l’ho convocato apposta il congresso».
La dichiarazione del leader contrasta con il clima descritto nei rapporti interni al partito, dove il sostegno alla raccolta firme viene presentato come un passaggio delicato. Il congresso straordinario si avvicina così tra appelli al controllo della competizione e segnali di crescente tensione.
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