Irpef, chi paga davvero? I numeri che smentiscono la narrazione sui dipendenti
L’ultimo osservatorio presentato al Cnel ribalta l’idea che l’Irpef pesi quasi solo sui lavoratori subordinati e richiama anche il nodo salari, fermi rispetto all’inflazione.
I contribuenti che sostengono davvero il peso dell’Irpef non coincidono con l’immagine più diffusa nel dibattito pubblico. A dirlo è Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali, che ha commentato i dati dell’ultimo osservatorio sulle entrate fiscali presentato al Cnel in un incontro organizzato con Cida-Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità.
Nel suo ragionamento entra anche un secondo tema: la tenuta dei salari. Brambilla lega infatti il problema fiscale alla debolezza delle retribuzioni, rimaste indietro mentre i prezzi correvano, e cita i dati Ocse secondo cui l’Italia è il peggiore tra i grandi Paesi avanzati per potere d’acquisto, con un arretramento del 6,1% rispetto al primo trimestre 2021.
Dipendenti, il peso è meno uniforme di quanto
Secondo l’osservatorio, la rappresentazione secondo cui i lavoratori dipendenti verserebbero quasi tutta l’Irpef non regge fino in fondo. La quota maggiore del gettito, spiegano i ricercatori, si concentra sulle fasce di reddito più alte, mentre chi sta sotto una certa soglia contribuisce in misura molto più limitata grazie a detrazioni, deduzioni e al trattamento integrativo.
Il quadro indicato nel rapporto parla chiaro: il 61,4% dei subordinati dichiara fino a 26mila euro e versa il 12,64% dell’Irpef di categoria. Al contrario, il 29,96% con redditi da 29mila euro in su sostiene il 79,66% del carico; dentro questo gruppo, chi supera i 35mila euro rappresenta il 16,46% e copre il 63,14% dell’imposta.
Anche pensionati e autonomi cambiano il quadro
Una dinamica simile, sempre secondo Itinerari previdenziali, si vede tra i pensionati. Il 66% ha redditi fino a 26mila euro lordi annui e versa il 26,64% dell’Irpef complessiva della categoria, mentre il 66,19% del prelievo ricade sui pensionati dai 29mila euro in su. Oltre i 35mila euro, che valgono il 16,4% del totale, si concentra il 49,7% dell’imposta.
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Più sbilanciata risulta la situazione degli autonomi. Il 36,89% dei contribuenti sopra i 35mila euro assorbe quasi tutta l’Irpef di categoria, pari all’88,88%. In termini assoluti, i lavoratori autonomi versano 25,64 miliardi di euro, cioè l’11,86% del gettito 2024, pur rappresentando solo il 5,12% dei contribuenti dichiaranti; inoltre circa 600mila autonomi beneficiano di regimi fiscali agevolati.
Brambilla insiste però su un punto politico: «Ora è indubbio che resti fondamentale abrogare la flat tax che, oltre a presentare profili di incostituzionalità, alimenta senza dubbio fenomeni di sommerso». Subito dopo aggiunge che i numeri smentiscono la tesi, molto diffusa, secondo cui le imposte sarebbero pagate quasi soltanto dai dipendenti.
In chiusura, il presidente di Itinerari previdenziali richiama anche il ritardo del sistema contrattuale italiano, giudicato poco orientato alla produttività e più incline a cercare sgravi fiscali. Da qui il collegamento con salari rimasti fermi mentre l’inflazione è salita, un divario che secondo l’Ocse pesa ancora sul potere d’acquisto delle famiglie italiane.
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