Iran-Russia, il nodo Hormuz: Mosca condanna l'offensiva Usa-Israele
Il colloquio tra Abbas Araghchi e Serghei Lavrov ha toccato la crisi regionale, i negoziati e il corridoio marittimo concordato tra Iran e Oman.
Serghei Lavrov ha confermato, secondo Abbas Araghchi, la condanna di Mosca per l'aggressione militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Il ministro russo ha così ribadito la linea ufficiale del Cremlino sul conflitto e sulle responsabilità nella crisi regionale.
Teheran lega Hormuz alla sicurezza nazionale
Nel resoconto diffuso da Araghchi, l'instabilità nello Stretto di Hormuz viene ricondotta alle violazioni degli impegni e alle iniziative ostili attribuite agli Stati Uniti. Il ministro iraniano ha sostenuto che Teheran intende continuare a utilizzare la diplomazia, senza però rinunciare alla tutela dei propri interessi e della propria sicurezza.
“L'Iran ha mostrato serietà in ambito diplomatico” e, allo stesso tempo, resta deciso a impedire che gli Stati Uniti trasformino lo Stretto in uno strumento di pressione contro la sicurezza iraniana, ha affermato Araghchi. La posizione è stata espressa mentre proseguono i tentativi di definire le condizioni per riaprire il percorso diplomatico.
Negoziati e rotta sicura sul tavolo
Durante il confronto sono stati esaminati gli ultimi sviluppi dell'Asia occidentale, anche alla luce delle contestazioni iraniane sul comportamento degli Stati Uniti e sul mancato rispetto dei termini dell'intesa di Islamabad. Araghchi ha inoltre riferito a Lavrov lo stato dei negoziati attualmente in corso.
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Al centro dell'aggiornamento c'è anche l'accordo raggiunto da Iran e Oman per creare un passaggio marittimo sicuro nello Stretto di Hormuz. I due ministri hanno parlato delle iniziative di mediazione avviate per chiarire quali condizioni ed elementi siano necessari a riportare le parti al dialogo diplomatico.
Il colloquio si è svolto a margine dell'Assemblea dell'Onu. Nella stessa occasione, Araghchi ha elogiato l'atteggiamento della Russia contro quello che ha definito unilateralismo aggressivo degli Stati Uniti e contro l'uso delle organizzazioni internazionali come strumento di pressione sui Paesi indipendenti.
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