Ingegneri, la sfida vera è governare l’IA: i 5 nodi sul tavolo
Trieste diventa il punto da cui ripartire per discutere di intelligenza artificiale, transizione digitale e sicurezza del lavoro: al 70° Congresso nazionale degli ingegneri, aperto oggi in città, Angelo Domenico Perrini ha messo al centr…
Trieste diventa il punto da cui ripartire per discutere di intelligenza artificiale, transizione digitale e sicurezza del lavoro: al 70° Congresso nazionale degli ingegneri, aperto oggi in città, Angelo Domenico Perrini ha messo al centro il salto di responsabilità richiesto alla categoria.
Trieste come nodo strategico
Per il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri la scelta della sede non è casuale. Trieste, ha spiegato, non va letta come semplice città di confine, ma come snodo capace di trasformare la propria posizione geografica in un vantaggio per l’Italia. In questo quadro il porto, indicato come il più profondo del Mediterraneo, collega il Nordest con i mercati dell’Europa centrale e orientale e con le rotte che arrivano dal Mar Nero e dal Mediterraneo.
Perrini ha insistito anche sul fatto che il confine, in questa prospettiva, non separa ma collega. È qui che si intrecciano le esigenze tecniche, quelle normative e il tema più ampio del governo delle tecnologie, in un contesto in cui sicurezza, sostenibilità e sviluppo non possono più essere considerati separatamente.
La Società 5.0 e l’IA
Il cuore del discorso riguarda la Società 5.0, definita come un modello in cui la tecnologia resta al servizio delle persone. Perrini ha richiamato l’idea di un uso umanocentrico degli strumenti digitali: non solo efficienza produttiva, ma anche inclusione, tutela dei lavoratori, benessere e capacità di rendere più vivibili i contesti in cui si vive e si lavora.
Dentro questa cornice entrano dati, ICT e intelligenza artificiale. Il cyberspazio, secondo la lettura proposta al Congresso, non deve essere solo un deposito di big data, ma un ambiente in cui l’analisi delle informazioni produce soluzioni utili alla collettività. L’arrivo rapido dell’IA ha però reso più urgente fissare regole e limiti, così da evitare che il potere tecnologico si concentri in poche mani.
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Le cinque criticità individuate
Nel suo intervento Perrini ha elencato cinque questioni che possono accelerare o frenare questo percorso. La prima riguarda la governance dell’intelligenza artificiale e il rischio che algoritmi e grandi gruppi dotati di dati e capacità di calcolo condizionino lavoro, consumi ed economia. La seconda è legata agli incentivi per le imprese, giudicati importanti ma ancora troppo complessi per burocrazia, sovrapposizioni normative e orizzonti temporali troppo brevi.
Gli altri nodi toccano sicurezza energetica, recupero del patrimonio edilizio e tutela del territorio, ambiti nei quali l’Italia avrebbe bisogno di una programmazione più sistemica. A questi si aggiunge la riforma degli ordinamenti professionali, oggi all’esame della Camera, che secondo il presidente può rafforzare specializzazioni e forme di aggregazione tra professionisti. L’ultimo punto è il valore stesso del sistema ordinistico, presentato come garanzia di regole deontologiche e di un contributo più diretto all’interesse generale.
Non solo rappresentanza, ma proposta
Nel passaggio finale Perrini ha chiarito l’obiettivo politico del Consiglio nazionale e degli Ordini territoriali: non limitarsi a chiedere tutele, ma assumere un ruolo più incisivo nella definizione delle soluzioni. Restano aperti, ha concluso, i temi del governo delle tecnologie innovative, della compatibilità tra innovazione e lavoro, del territorio e della sicurezza energetica, tutti aspetti che richiedono una nuova strategia per il sistema delle professioni.
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