Gasolio russo e conti Ue: la sfida di Meloni prima del vertice
La premier chiede più margini all’Europa sull’energia, difende il sostegno a Kiev e attacca Conte e le opposizioni durante il passaggio parlamentare.
Il nodo più delicato per Giorgia Meloni, alla vigilia del Consiglio europeo, riguarda l’ipotesi di un’intesa sul gasolio russo aperta da Donald Trump. La presidente del Consiglio considera quella prospettiva rischiosa e chiede all’Unione europea di correggere le proprie politiche energetiche senza sacrificare sicurezza e competitività.
Nel passaggio tra Senato e Camera, il confronto con le opposizioni ha occupato ampio spazio. Nel mirino sono finiti soprattutto Giuseppe Conte, il Movimento 5 stelle, alcuni deputati vicini a Roberto Vannacci e il dem Peppe Provenzano.
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Il gasolio russo divide gli alleati
Secondo Meloni, l’eventuale ritorno del gasolio russo sul mercato potrebbe offrire a Mosca nuove risorse e indebolire la pressione esercitata attraverso le sanzioni. La premier ha osservato che il caro carburanti dipende soprattutto dalla guerra in Iran e non dal conflitto in Ucraina, motivo per cui i possibili vantaggi sui prezzi restano incerti.
Durante il suo intervento, la presidente del Consiglio ha riassunto così la propria posizione: «È una scelta che considero molto rischiosa». A suo giudizio, una simile apertura finirebbe anche per legittimare il Cremlino mentre proseguono gli attacchi alle città ucraine. Meloni ha quindi confermato il sostegno italiano a Volodymyr Zelensky, ribadendo che l’obiettivo della pace non può tradursi nell’abbandono dell’Ucraina.
Energia e difesa, la richiesta a Bruxelles
L’Italia intende proseguire il confronto con Bruxelles sull’Ets e sulle regole che, secondo Meloni, sono state costruite per una situazione economica ormai superata. Il rischio, ha spiegato, è che i costi aggiuntivi imposti alle imprese europee favoriscano i concorrenti globali, in una fase già segnata da una forte pressione sulla produzione.
La premier ha collegato il tema energetico a quello della sicurezza. Roma ha ottenuto che la clausola di salvaguardia nazionale possa essere utilizzata non soltanto per le spese militari, ma anche per affrontare l’emergenza energetica. Meloni ha inoltre respinto l’idea che le risorse destinate alla difesa vengano automaticamente sottratte a sanità e istruzione, ricordando che la maggiore flessibilità europea amplia i margini di spesa rispetto ai parametri ordinari.
Su questo punto è arrivato l’attacco a Conte. Meloni ha ricordato che l’ex presidente del Consiglio, durante la pandemia e prima dell’invasione russa dell’Ucraina, aveva approvato un aumento delle spese militari vicino ai 15 miliardi di euro. Da qui l’accusa agli avversari di usare oggi argomenti diversi da quelli sostenuti quando erano alla guida del governo.
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Bilancio europeo, niente accordi a ogni costo
Nel discorso parlamentare ha trovato spazio anche la trattativa sul prossimo bilancio dell’Unione. La presidenza irlandese e le istituzioni comunitarie puntano a chiudere l’intesa entro la fine dell’anno, ma per Meloni il calendario non può prevalere sui contenuti.
Il governo, ha chiarito, non accetterà un quadro finanziario che riduca il peso della Politica agricola comune, della Pesca e della Coesione. L’Italia, ha aggiunto, firmerà soltanto un accordo considerato vantaggioso per il Paese. La premier ha rivendicato inoltre i risultati dell’esecutivo sul fronte migratorio e ha sostenuto la necessità di un ulteriore allargamento dell’Unione, senza fissare pregiudizialmente limiti al negoziato.
Da Conte a Provenzano, gli attacchi
La replica di Meloni ha riacceso lo scontro sulla legge elettorale e sulle preferenze. Rivolgendosi alla senatrice Alessandra Maiorino, la presidente del Consiglio ha sostenuto che il nuovo sistema obblighi i partiti a indicare prima del voto alleanze, candidato premier e programma. Secondo la sua ricostruzione, il Movimento 5 stelle contesterebbe la riforma perché, con quelle regole già in vigore, Conte non sarebbe arrivato a Palazzo Chigi.
Alla Camera, invece, la premier ha criticato Laura Ravetto per il cambio di posizione sull’Ucraina e si è rivolta anche ai parlamentari vicini a Vannacci. Ha sostenuto che la nuova linea dovrebbe essere accompagnata, per coerenza, da una rinuncia all’incarico e da una nuova candidatura fondata sulle tesi oggi sostenute.
Lo scontro più duro è stato quello con Peppe Provenzano. Meloni ha respinto il tono usato dal deputato e ha denunciato una componente misogina nella sinistra italiana, sostenendo di aver costruito la propria carriera attraverso il confronto politico e il consenso, non grazie a trattamenti di favore. «Lei non utilizzerebbe questo tono con un collega maschio», ha affermato rivolgendosi al parlamentare del Partito democratico.
In chiusura, la presidente del Consiglio ha ironizzato sulle divisioni dell’opposizione, invitando il centrosinistra a trovare prima un’intesa interna tra Magi e Fratoianni invece di proporsi come mediatore tra Putin e Trump. Le due risoluzioni presentate dalla maggioranza hanno infine ottenuto il via libera parlamentare.
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