Politica 3 min di lettura5 giorni fa

Fine vita, il Senato resta bloccato: scontro sul “nodo tecnico

Due proposte sono ferme nelle commissioni mentre il governo impugna le leggi regionali: maggioranza e opposizione si accusano sul mancato passo avanti

Il dossier sul suicidio medicalmente assistito continua a non trovare una via d’uscita in Parlamento. Mentre Palazzo Chigi porta davanti alla Corte costituzionale anche la legge dell’Emilia Romagna, dopo quelle di Toscana e Sardegna, al Senato le commissioni competenti non hanno ancora sbloccato i testi in discussione. Il Veneto resta, al momento, l’unica regione non coinvolta dalle impugnative.

La maggioranza attribuisce l’attesa a una questione operativa legata all’autosomministrazione del farmaco per le persone completamente immobilizzate. Il Partito democratico considera invece questa motivazione un pretesto e denuncia una scelta politica precisa per rinviare il provvedimento.


Maggioranza e opposizione divise sullo stop

Pierantonio Zanettin, senatore di Forza Italia e relatore del testo sostenuto dal centrodestra insieme a Marcello Zullo, descrive così la situazione: «Tutto fermo». Secondo lui, dopo la pausa estiva la commissione non è stata più convocata e restano attesi i pareri dell’esecutivo sugli emendamenti presentati da Stefania Craxi.

Francesco Zaffini, presidente della commissione per Fratelli d’Italia, esclude invece che il rallentamento dipenda da un contrasto politico. Il punto ancora da chiarire, sostiene, riguarda la disponibilità di uno strumento che permetta ai pazienti privi di mobilità di assumere autonomamente il trattamento, distinguendo così il suicidio assistito dall’eutanasia. «Non abbiamo sciolto il nodo tecnico», ha spiegato, aggiungendo che l’Istituto superiore di sanità viene sollecitato a indicare tempi e modalità.

La replica dell’opposizione è arrivata da Alfredo Bazoli, promotore della proposta del centrosinistra. A suo giudizio, attendere un macchinario prima di approvare una legge non ha fondamento: «Non c’è bisogno di un macchinario per fare una legge». Bazoli sostiene inoltre che il dispositivo esista già e che le procedure pratiche possano essere definite in un momento successivo.


Due testi, distanze ancora profonde

Sul tavolo delle commissioni riunite Giustizia e Sanità ci sono due disegni di legge. Uno è firmato da Bazoli per l’opposizione; l’altro è stato presentato da Zanettin e Zullo per la maggioranza. Le differenze riguardano soprattutto i requisiti richiesti per accedere al suicidio medicalmente assistito, più severi nella proposta del centrodestra rispetto ai criteri indicati dalla Consulta.

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Il confronto riguarda anche gli organismi chiamati a valutare le richieste e il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale. Il centrosinistra punta a un percorso gratuito attraverso la sanità pubblica, mentre il centrodestra immagina che la procedura si svolga al di fuori del Ssn.


La legge nazionale resta lontana

La sospensione dei lavori era stata chiesta a giugno da Fratelli d’Italia con l’obiettivo ufficiale di cercare un’intesa. Da allora i provvedimenti sono tornati all’esame delle commissioni, senza però una nuova convocazione né una scadenza definita per il passaggio successivo.

Per Bazoli, il ritorno in commissione aveva già mostrato l’intenzione di rinviare l’approvazione oltre l’attuale legislatura. Il senatore considera quindi lo stallo una decisione consapevole del centrodestra, non un semplice problema tecnico.

L’assenza di una disciplina nazionale pesa anche sul contenzioso tra Stato e Regioni. La Corte costituzionale, con la sentenza 242/2019, ha stabilito che non è punibile chi aiuta una persona affetta da patologia irreversibile a morire, quando ricorrono determinate condizioni. A sette anni da quella pronuncia e dopo diversi richiami a intervenire con una legge, il Parlamento non ha ancora concluso il percorso.

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