Figc, la partita dei 7 voti: i quattro pareri che pesano su Malagò
La Giunta del Coni deve decidere sul possibile commissariamento della Figc mentre quattro esperti valutano il peso giuridico della candidatura di Malagò.
La decisione sul destino della Figc potrebbe dipendere da una soglia precisa: per avviare il commissariamento servono 7 voti nella Giunta del Coni. A rendere ancora più delicato il passaggio sono i dubbi sull’eventuale partecipazione di alcuni componenti e il rischio di un nuovo contenzioso davanti alla giustizia amministrativa.
Il nodo nasce dalla posizione di Giovanni Malagò, che al momento della candidatura non risultava tesserato per la FederCalcio. Il requisito è previsto per chiunque aspiri a una carica federale e la sua assenza è stata portata all’attenzione del Coni dopo il ricorso presentato dall’avvocato Miele, a sua volta escluso dalla corsa per mancanza dei requisiti.
La soglia decisiva per la Giunta
La Procura generale dello sport ha esaminato la vicenda e non ha accolto la linea difensiva della Figc, inviando la documentazione al Coni. Ora la Giunta deve stabilire se quella irregolarità possa essere qualificata come grave violazione amministrativa e, di conseguenza, se sia sufficiente per affidare la Federazione a un commissario.
Sul tavolo ci sono anche le possibili incompatibilità. Diana Bianchedi, da poco nominata capodelegazione della Figc, potrebbe non essere ammessa al voto e forse nemmeno alla seduta: sul punto è ancora atteso il pronunciamento dell’Anac. Una questione analoga riguarda Elisabet Spina, rappresentante dei tecnici e responsabile del settore femminile del Milan, club coinvolto indirettamente nella vicenda.
Secondo il quadro descritto, tra i sostenitori del commissariamento vengono indicati Juri Morico, presidente di Opes, Marco Riva, rappresentante territoriale, e Tania Cagnotto. La posizione degli altri membri resta meno definita. Alcuni potrebbero scegliere di non esprimersi per evitare responsabilità personali in una controversia destinata, con ogni probabilità, a proseguire davanti al Tar e al Consiglio di Stato.
I quattro esperti chiamati a decidere
Per ridurre l’incertezza giuridica, il presidente del Coni Buonfiglio ha chiesto un documento a quattro specialisti: Franco Scoca, Massimo Coccia, Luigi Medugno e Alberto Angeletti. Il loro parere non sostituisce la decisione politica e istituzionale della Giunta, ma dovrebbe fornire ai componenti una base tecnica sulla quale orientare il voto.
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Scoca, nato nel 1935, è considerato una figura di primo piano del diritto amministrativo italiano. Coccia ha insegnato a Viterbo e ha maturato una lunga esperienza nel diritto sportivo, anche come arbitro del Tas. In passato è stato inoltre vicecommissario della Figc dopo Calciopoli, nel 2006, con l’incarico di seguire riforme normative e questioni legali.
Medugno è da anni tra gli avvocati di riferimento della Figc e ha seguito numerose controversie sportive e amministrative per la Federazione. Angeletti svolge invece un ruolo analogo nell’area del Coni. Profili diversi, dunque, ma tutti caratterizzati da una conoscenza diretta degli ordinamenti sportivi e dei loro meccanismi.
Malagò cerca sponde tra i votanti
Nel fronte vicino a Malagò vengono collocati Massimo Di Paola, vicepresidente e numero uno dell’equitazione, Laura Lunetta, esponente della danza, e Federica Pellegrini. I primi due sono a loro volta esposti per le vicende che hanno coinvolto le rispettive Federazioni e che Malagò aveva difeso; Pellegrini, in quanto componente del Cio, dovrà comunque valutare con attenzione il profilo istituzionale della scelta.
La maggioranza necessaria rende ogni posizione potenzialmente determinante. Il governo e una parte del mondo calcistico sostengono la soluzione commissariale, mentre per i singoli membri della Giunta la scelta comporta il rischio di essere coinvolti nel successivo percorso giudiziario.
È stato evocato anche un possibile commissariamento del Coni nel caso in cui la Figc non venga commissariata. Lo scenario, tuttavia, viene ritenuto poco probabile perché per l’esecutivo sarebbe una misura molto pesante e impopolare, soprattutto in prossimità delle elezioni. Per questo il parere dei quattro giuristi potrebbe diventare il riferimento decisivo per arrivare ai 7 voti necessari.
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