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Politica 3 min di lettura6 giorni fa

Droni dal mare nel Mediterraneo? De Meo lancia l’allarme europeo

Per l’eurodeputato di Forza Italia, l’ipotesi va letta dentro la guerra ibrida e spinge l’Unione a correre su difesa, industria e coordinamento con la Nato.

Il caso dei presunti droni russi nel Mediterraneo, se trovasse conferma, non stupirebbe Salvatore De Meo. L’eurodeputato di Forza Italia lega infatti questa eventualità a una strategia di pressione che Mosca userebbe per testare la tenuta dell’Europa, anche se la vicenda, per come è circolata, resta segnata da passaggi confusi e da assenza di riscontri ufficiali.

A suo giudizio, il nodo non è solo capire se quei piani esistano davvero, ma anche valutare quanto l’Unione sia preparata a reagire. Per questo invita a non alimentare allarmismi, pur ritenendo necessario prendere sul serio il quadro che si è aperto attorno alla notizia.


Una notizia nata tra smentite e dubbi

De Meo racconta di aver trovato anomalo il modo in cui l’indiscrezione è rimbalzata, dopo la pubblicazione su El Mundo e la successiva smentita delle fonti istituzionali. Secondo lui, una diffusione di questo tipo finisce per generare paura e non aiuta a costruire una cultura della sicurezza fondata sulla consapevolezza.

Per l’eurodeputato, però, il punto non si esaurisce nella verifica del singolo episodio. Anche senza certezze definitive, la vicenda costringe Bruxelles e i governi nazionali a interrogarsi sulle proprie vulnerabilità e sulla rapidità con cui sarebbero in grado di rispondere a un attacco di questo genere.


Perché Italia, Francia e Spagna sarebbero nel mirino

Se l’ipotesi fosse vera, De Meo vede due possibili letture. La prima riguarda il calendario politico: un’azione simile potrebbe interferire con il percorso democratico in vista delle elezioni del 2027 nei tre Paesi coinvolti. La seconda rimanda invece al sostegno fornito all’Ucraina e alla difesa della sua sovranità.

In questo quadro, spiega, si scontrerebbero due modelli opposti, e quello europeo coinciderebbe oggi anche con una frontiera vicina al conflitto. Italia, Francia e Spagna, aggiunge, sono tra gli Stati più attivi sia nel sostegno a Kiev sia nelle iniziative a favore di una politica di difesa che superi i confini nazionali.

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La risposta passa da industria e Nato

Per il parlamentare europeo, un’eventuale operazione dal mare rientrerebbe pienamente nella guerra ibrida, che considera già una realtà concreta. Da qui la richiesta di accelerare sulle capacità industriali e sulle politiche di difesa interoperabili tra gli Stati membri, così da rendere più rapida la risposta europea.

De Meo, che guida anche la delegazione per i rapporti tra Parlamento europeo e Nato, insiste sulla necessità di costruire un pilastro europeo capace di rafforzare l’Alleanza senza sovrapposizioni inutili. L’obiettivo, dice, è integrare meglio le forze disponibili per aumentare la sicurezza del continente.


Niente tifoserie sul tema sicurezza

Sul modo di discutere di questi scenari, De Meo chiede prudenza e responsabilità. Per lui la materia va raccontata nella sua complessità, senza trasformarla in terreno di scontro politico o in una corsa a minimizzare rischi che invece vanno affrontati apertamente.

Ribadisce che la sicurezza oggi comprende più dimensioni, dalla difesa aerea alla protezione informatica fino all’autonomia energetica. E avverte che, se il dibattito si riduce a strumentalizzazioni, si finisce per fare un cattivo servizio proprio mentre altri droni hanno sconfinato nei cieli dell’Ue e l’intelligence continua a monitorare scenari che destano forte attenzione.

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