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Politica 4 min di lettura2 giorni fa

Diabete 2, il Cgm divide ancora l’Italia: cosa dicono i nuovi dati

Le ricerche presentate all’Easd rafforzano il ruolo del monitoraggio continuo del glucosio, ma l’accesso resta diverso tra le Regioni.

La possibilità di utilizzare il monitoraggio continuo del glucosio in Italia è ancora legata al territorio di residenza. Lina Delle Monache, rappresentante delle associazioni dei pazienti e componente dei panel che hanno lavorato alle linee guida italiane sul diabete e sul controllo glicemico, sottolinea che “in Italia la possibilità di accedere al monitoraggio continuo del glucosio dipende ancora dalla Regione in cui si risiede”.

Secondo Delle Monache, i risultati scientifici disponibili e gli indirizzi clinici rendono necessario uniformare i criteri di accesso e di rimborso nei diversi territori. La stessa esperta considera l’estensione della prescrivibilità alle persone con diabete di tipo 2 una scelta potenzialmente vantaggiosa anche sotto il profilo della sostenibilità, pur precisando che il testo della sua dichiarazione si interrompe prima di dettagliare gli effetti dell’investimento tecnologico.


Le linee guida cambiano prospettiva

Le indicazioni italiane più recenti riconoscono un ruolo sempre più ampio al Cgm anche per chi segue una terapia basata soltanto sull’insulina basale. Le raccomandazioni Sid e Amd, inserite nel Sistema nazionale delle Linee guida dell’Istituto superiore di sanità e aggiornate a ottobre 2025, sostengono con forza l’impiego di questi strumenti in questo gruppo di pazienti.

Andrea Giaccari, professore e diabetologo del Policlinico Gemelli di Roma, oltre che coordinatore delle linee guida italiane sulla cura del diabete di tipo 2, afferma che “le evidenze oggi disponibili hanno cambiato il paradigma nella gestione del diabete”. A suo giudizio, la discussione scientifica si è spostata dall’efficacia generale della tecnologia alla sua applicazione concreta; tra gli obiettivi indicati dal medico c’è anche una maggiore uniformità nazionale, considerata utile sia per la salute sia per la gestione dei costi sanitari.


Dati favorevoli dalla pratica reale

Il tema è al centro del 62.simo Congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes (Easd), in svolgimento a Milano. Abbott riferisce che il quadro delle prove si sta ampliando grazie alla combinazione di studi controllati e osservazioni raccolte nella pratica clinica quotidiana.

Un’analisi statunitense ha seguito quasi 28mila adulti con diabete di tipo 2 sottoposti a insulina basale: circa 14mila utilizzavano sistemi Cgm, mentre un gruppo di dimensioni analoga non ricorreva al monitoraggio continuo. Le due coorti sono state rese confrontabili considerando 29 caratteristiche iniziali, mediante una metodologia di analisi real-world concepita per avvicinarsi alla struttura di una sperimentazione randomizzata.

Nei soggetti che utilizzavano il Cgm, compresa la tecnologia Libre, è stata osservata un’associazione con una mortalità più bassa: -45% a 12 mesi e -36% a 24 mesi. Lo stesso lavoro ha rilevato anche meno complicanze cardiovascolari, inclusi gli episodi ricorrenti, ma si tratta di risultati associativi e non della dimostrazione di un rapporto causale.


Il riscontro degli studi clinici

Indicazioni favorevoli arrivano anche dalla sperimentazione multicentrica FreeDM2. Realizzata in 24 strutture del Regno Unito su 303 persone con diabete di tipo 2 in trattamento con insulina basale, la ricerca ha confrontato l’uso di Abbott Libre con il tradizionale controllo tramite puntura del dito.

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A quattro mesi, i partecipanti hanno registrato una diminuzione dello 0,6% dell’HbA1c e circa 2,5 ore quotidiane in più nell’intervallo glicemico considerato ottimale. La disponibilità immediata dei valori ha inoltre fornito informazioni utili per le decisioni di ogni giorno. Nel protocollo erano previsti anche un inibitore Sglt2 oppure un farmaco della classe degli agonisti del recettore Glp-1; i pazienti non assumevano insulina rapida né sulfoniluree.

Risultati coerenti sono stati rilevati pure in Italia, dove una ricerca su 88 persone sottoposte a terapia insulinica basale ha valutato il sistema Libre. Dopo tre mesi sono emersi un controllo della glicemia più favorevole, una permanenza maggiore nell’intervallo terapeutico e un miglioramento della qualità di vita.

Chiara Guglielmi, medical director della divisione Diabetes Care di Abbott Italia, interpreta questi dati come un ulteriore rafforzamento delle conoscenze sul Cgm e sulla sua relazione con esiti rilevanti, tra cui mortalità e problemi cardiovascolari. La questione ancora aperta riguarda però la possibilità di trasformare le indicazioni scientifiche in un accesso omogeneo.


Rimborsi ancora diseguali

Nel nostro Paese le regole per ottenere la rimborsabilità dei dispositivi non sono identiche. Alcune Regioni limitano ancora l’accesso ai pazienti che effettuano più iniezioni quotidiane, mentre altre includono chi usa esclusivamente insulina basale e, in circostanze cliniche definite, anche persone che non seguono una terapia insulinica.

La nota diffusa in occasione del congresso evidenzia quindi una distanza tra il consenso maturato nella comunità scientifica e l’organizzazione concreta dell’assistenza. L’obiettivo indicato è fare in modo che le informazioni ottenute dalla ricerca e dall’esperienza clinica possano essere disponibili a un numero più ampio di persone con diabete di tipo 2, senza differenze determinate dalla Regione di appartenenza.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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