Chagos, Burnham si piega a Trump: Londra cambia rotta
All’Onu il nuovo premier britannico cerca l’intesa con Washington e congela di fatto l’accordo sulle isole contese.
Il debutto internazionale di Andy Burnham a New York si è aperto con un passo indietro su uno dei dossier più delicati per Londra: le isole Chagos. Per tenere saldo il rapporto con gli Stati Uniti, il primo incontro con Donald Trump ha prodotto una scelta immediata, cioè la riapertura del dossier sulla restituzione dell’arcipelago a Mauritius.
La linea britannica è cambiata proprio mentre Burnham provava a presentarsi sulla scena globale come interlocutore affidabile. Sul tavolo è tornata così un’intesa già definita dal precedente governo laburista guidato da Keir Starmer, ma rimasta ferma dopo le critiche arrivate da Washington.
La pressione di Trump sul dossier Chagos
Trump ha ribadito il suo no nel colloquio avvenuto a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. Davanti a Burnham, il presidente americano ha definito l’accordo sulla cessione delle isole con parole molto dure: «È terribile e ridicolo».
Da quel confronto è nata la decisione britannica di avviare una revisione dell’intesa, così da rispondere alle richieste di maggiori garanzie sugli impieghi della base militare di Diego Garcia, considerata strategica dagli Stati Uniti.
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Londra cerca di tenere unito l’asse con Washington
La conferma della nuova impostazione è arrivata dal ministro della Difesa, Wes Streeting, che ha spiegato come l’intesa vada rivista perché gli Usa non la sostengono più. Ha poi precisato che il giudizio di Trump non rappresenta una novità, ma rende «con assoluta chiarezza» la posizione americana.
Per Burnham, il passaggio all’Onu segna quindi un esordio internazionale costruito sulla prudenza: prima l’obiettivo di blindare il rapporto con il principale alleato, poi la scelta di fermare la procedura su Chagos, almeno finché non saranno chiarite le condizioni poste da Washington.
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