Centrosinistra, intese sociali e divisioni su Ucraina e tasse
Dalle proposte sul salario minimo alla politica estera, Pd, M5s, Avs e centristi restano lontani su alcuni dossier
Le opposizioni progressiste hanno costruito numerose convergenze, ma restano divise su Ucraina, fisco e cittadinanza. Il quadro emerge dalle proposte parlamentari presentate durante gli ultimi quattro anni.
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Le distanze sulla politica estera
Il sostegno all’Ucraina resta il principale punto di frizione. Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra chiedono di fermare l’invio di armi e di affidare alla diplomazia il percorso verso la pace; nel Partito democratico prevale invece la linea secondo cui gli aiuti non vadano interrotti, perché rappresentano la base per una soluzione giusta.
Su Palestina e Israele, Pd, M5s e Avs hanno progressivamente avvicinato le proprie posizioni, sostenendo il riconoscimento dello Stato palestinese e misure contro il governo israeliano. I partiti centristi mantengono una formula più equilibrata, fondata sulla coesistenza di due popoli e due Stati. Sul piano internazionale, le diverse forze hanno però trovato una convergenza nella richiesta di rivedere gli impegni della Nato, evitare ulteriori aumenti delle spese militari e modificare il Patto di stabilità.
Fisco e pensioni
Nel campo economico le proposte comuni comprendono una tassazione più progressiva e un trattamento fiscale più favorevole per i giovani lavoratori, attraverso la cosiddetta start tax sostenuta dai renziani. Le forze di centrosinistra condividono inoltre l’obiettivo di intervenire sulle pensioni con criteri progressivi e nuove possibilità di uscita dal lavoro.
L’ipotesi di un’imposta patrimoniale limitata ai patrimoni oltre i 5 milioni di euro, avanzata da Avs, ha raccolto consensi soltanto in una parte del Pd. Il Movimento 5 Stelle preferisce colpire le grandi aziende tecnologiche e gli extraprofitti delle società maggiori.
Salari e misure sociali
Il lavoro è l’area nella quale le opposizioni hanno espresso il maggior numero di posizioni compatibili. Pd, M5s e Avs sostengono un salario minimo che parte da 9 euro lordi all’ora e potrebbe arrivare a 10 euro alla luce dell’inflazione, oltre alla riduzione dell’orario senza tagli allo stipendio.
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Tra le altre proposte condivise figura il congedo paritario per madri e padri. Il Movimento 5 Stelle vuole inoltre ripristinare un reddito di cittadinanza aggiornato, soluzione che potrebbe trovare l’accordo di Pd e Avs. Italia Viva guarda al salario minimo solo se non comporta un aumento delle tasse e indica come alternativa un sostegno alla povertà sul modello del Rei.
Scuola e sanità pubblica
Da Avs a Italia Viva, passando per Più Europa, l’obiettivo è aumentare gli investimenti nella sanità pubblica fino ad avvicinarli alla media dell’Unione europea. Le opposizioni chiedono anche servizi più omogenei nelle diverse aree del Paese e tempi più brevi per le prestazioni, così da ridurre il ricorso alle strutture private.
Giuseppe Conte aggiunge a queste misure una modifica delle procedure con cui vengono scelti i direttori generali delle aziende sanitarie e ospedaliere. Per la scuola, invece, le proposte comuni riguardano maggiori fondi per istruzione e università, asili nido senza costi per le famiglie e una diffusione più ampia del tempo prolungato.
Cittadinanza e immigrazione
Sulla cittadinanza le distanze sono meno marcate, anche se non scompaiono. Il Pd propone di combinare ius soli e ius scholae, mentre M5s, Avs e Italia Viva sostengono soprattutto il secondo modello, legato al percorso scolastico compiuto in Italia.
Più Europa, promotrice di un referendum sulla materia, propone di dimezzare da 10 a 5 gli anni di residenza regolare necessari per presentare la domanda. L’eventuale cittadinanza verrebbe poi trasferita automaticamente ai figli minorenni.
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