Guerini: più armi all’Ucraina se il Pd tornerà al governo
L’ex ministro richiama la crescita della spesa militare con Conte e critica lo stop agli invii deciso da Meloni
Lorenzo Guerini annuncia una linea più incisiva sugli aiuti militari all’Ucraina nel caso in cui il Pd torni alla guida del governo. L’esponente dem affida la sua posizione al libro di Bruno Vespa “Storia della seconda Repubblica”, pubblicato oggi da Mondadori e Rai Libri.
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La posizione di Guerini
Secondo Guerini, un eventuale esecutivo sostenuto dal Partito democratico dovrebbe aumentare il contributo italiano alle forniture militari per Kiev. Il riferimento è alla sospensione degli invii attribuita al governo Meloni a partire dal novembre 2025.
«Se saremo chiamati al governo, dovremmo contribuire agli aiuti militari all’Ucraina in maniera più consistente di quanto abbia fatto il governo Meloni», sostiene l’ex ministro della Difesa nel volume. Guerini aggiunge che, nell’ultimo anno, Roma non avrebbe mandato altro materiale a Zelenski.
Nel suo intervento, l’esponente del Pd richiama anche il bilancio della Difesa durante il secondo governo Conte, nel quale ricopriva l’incarico di ministro. Ricorda l’avvio di un fondo pluriennale per gli investimenti militari e l’aumento della spesa dall’1% all’1,6% del Pil, definito il maggiore incremento degli ultimi anni.
Guerini collega il rafforzamento degli strumenti nazionali alla costruzione della difesa europea. A suo giudizio, le capacità militari dei singoli Paesi dovrebbero essere sviluppate all’interno di una pianificazione condivisa e sotto un comando comune.
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Le critiche di Conte
Nelle stesse ore Giuseppe Conte ha ribadito la posizione del Movimento 5 Stelle sulla guerra. Intervenendo alla trasmissione “Accordi & Disaccordi” sul Nove, il leader pentastellato ha accusato il dibattito politico di ipocrisia e ha sostenuto che anche l’Italia non invia armi da circa un anno.
Conte ha inoltre riferito delle difficoltà nella predisposizione di un nuovo decreto e ha criticato la mancata apertura di un negoziato. «Porre fine a questa guerra è una priorità», ha detto, spiegando che questa è la posizione sua, del Movimento e delle persone che incontra.
Per il leader del M5S, l’Unione europea dovrebbe cercare un interlocutore reale, non una figura incaricata soltanto di rassicurare l’opinione pubblica. Conte ha anche contestato l’idea di tornare integralmente alla situazione precedente all’aggressione, sostenendo che un accordo richieda un equilibrio tra gli interessi in campo e la tutela della popolazione ucraina.
Tra gli elementi citati c’è anche il rapporto con Mosca: secondo Conte, sarebbe stato un errore non rassicurare la Russia sul fatto che l’Ucraina non sarebbe entrata nella Nato.
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