Carburanti, il tetto di Eni apre un nuovo fronte: chi rischia
Consumatori e politica spingono le altre compagnie a seguire Eni, ma i gestori temono effetti sulla concorrenza e sulle forniture.
La pressione perché anche le altre compagnie fissino un limite ai prezzi dei carburanti aumenta. Adoc chiede un intervento simile insieme a una riforma complessiva del mercato energetico italiano, mentre Forza Italia e Lega sostengono che la scelta di Eni renda meno sostenibile l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti. Per ora, dalle aziende interpellate, non sono arrivate risposte.
Il precedente francese lancia l’allarme
Un caso osservato con attenzione è quello di TotalEnergies. In primavera il gruppo francese ha introdotto un prezzo massimo, poi confermato più volte, suscitando la protesta dei gestori indipendenti.
A luglio questi ultimi hanno presentato un esposto all’Antitrust francese: secondo la loro ricostruzione, l’iniziativa avrebbe alterato le condizioni di concorrenza. Nel frattempo, l’aumento della domanda avrebbe inciso sulle scorte, con alcuni impianti presi d’assalto e disponibilità di carburante ridotte.
Figisc teme effetti sui distributori
È proprio il rischio di una situazione analoga a preoccupare Figisc, la federazione dei gestori di impianti aderente a Confcommercio. L’associazione ritiene che il limite imposto da Eni possa offrire un vantaggio immediato agli automobilisti, ma anche destabilizzare l’equilibrio economico della rete distributiva.
A finire sotto pressione sarebbero soprattutto gli impianti che non appartengono alla rete Eni e che non possono contare sul sostegno della propria compagnia. Tuttavia, la federazione solleva dubbi anche sul futuro dei gestori Eni, chiamati a garantire il servizio qualora diventasse complicato assicurare i rifornimenti.
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Il tetto arriva mentre cambiano le accise
La misura di Eni partirà lunedì e resterà in vigore per 30 giorni, con la possibilità di essere prolungata fino alla fine dell’anno. L’intervento si colloca in una fase in cui il dimezzamento delle accise entra nella sua fase conclusiva e i prezzi tornano a crescere.
Senza ulteriori proroghe, l’agevolazione fiscale terminerà il 5 ottobre. In questo scenario, la Figisc osserva che un’impresa a partecipazione pubblica, con lo Stato principale azionista di Eni, si sta facendo carico di un problema che secondo l’associazione avrebbe dovuto essere affrontato direttamente dalle istituzioni.
Concorrenza, il nodo resta aperto
La federazione dei benzinai considera quindi il provvedimento capace di alleviare solo in parte i costi per i consumatori, ma avverte che potrebbe modificare profondamente gli equilibri tra operatori. Tra le critiche emerse c’è anche il possibile ricorso a una posizione dominante, con accuse di dumping e concorrenza sleale ancora da verificare.
La scelta di Eni, dunque, produce un effetto ambivalente: contiene il prezzo alla pompa per una parte degli automobilisti, ma trasferisce la tensione sulla distribuzione. Il confronto si intreccia ora con la richiesta politica e dei consumatori di estendere il meccanismo ad altri marchi, mentre resta senza risposta la domanda su come evitare problemi di approvvigionamento.
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