Calenda sfida Bonaccini: il Pd cambi rotta prima del dialogo
Il leader di Azione detta le condizioni per riaprire il confronto con i dem e attacca la linea su Conte, Ucraina, sicurezza, riforme ed economia
Il confronto tra Carlo Calenda e Stefano Bonaccini resta legato a una condizione precisa: per il leader di Azione, un possibile riavvicinamento potrà avvenire soltanto dopo un cambio di impostazione del Partito democratico. Il messaggio affidato a X si chiude con un invito netto: «Ricordatevi chi siete e raddrizzate la schiena. Poi ne riparleremo».
La distanza da colmare secondo Calenda
Calenda contesta innanzitutto l'atteggiamento che il Pd avrebbe assunto nei confronti di Giuseppe Conte e del Movimento 5 Stelle. Nella sua ricostruzione, i dem dovrebbero recuperare autonomia politica e abbandonare quella che definisce una posizione subordinata rispetto all'ex presidente del Consiglio.
Tra le richieste rivolte a Bonaccini compaiono anche maggiore chiarezza sul sostegno all'Ucraina e sul progetto di una difesa europea collegata alla Nato. Il leader di Azione chiede inoltre di prendere le distanze dalle posizioni di Angelo Bonelli in materia energetica e di affrontare con più decisione i temi della sicurezza e dell'immigrazione illegale.
Riforme, bilanci e garantismo
Nel lungo elenco pubblicato sui social, Calenda inserisce anche la gestione della finanza pubblica. Al Pd rimprovera di sostenere bonus ritenuti dannosi per i conti dello Stato e di aver trascurato, a suo giudizio, le conseguenze della deindustrializzazione sui lavoratori.
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Il leader centrista critica poi il ripensamento della stagione riformista, compreso il Jobs Act, che attribuisce alla volontà di assecondare la componente populista della sinistra. Sul fronte della giustizia richiama infine il principio garantista della Costituzione e accusa il partito di mostrarsi troppo arrendevole verso alcuni magistrati e verso Il Fatto Quotidiano.
Calenda ha rivolto le sue osservazioni direttamente a Bonaccini, chiedendo al Pd di recuperare una linea riconoscibile sui principali dossier politici. Solo a quel punto, secondo la posizione espressa dal leader di Azione, si potrà tornare a discutere di una possibile collaborazione.
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