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Politica 3 min di lettura3 giorni fa

Caccia, l’ultimatum al centrosinistra: stop ai calendari regionali

Cinque realtà ambientaliste chiedono ai leader dell’opposizione di fermare le deroghe venatorie nelle Regioni amministrate dal centrosinistra.

La distanza tra le posizioni espresse in Parlamento e le decisioni assunte nei territori è al centro di una lettera inviata da cinque associazioni ambientaliste e animaliste ai principali esponenti del centrosinistra. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Virginia Libero sono stati invitati a intervenire sulle politiche venatorie adottate in Toscana, Emilia-Romagna, Sardegna, Umbria, Puglia e Campania.

Le organizzazioni chiedono una sospensione immediata dei calendari di caccia regionali e accusano le amministrazioni guidate dal cosiddetto Campo largo di aver autorizzato misure favorevoli ai cacciatori, nonostante la contrarietà manifestata a livello nazionale verso le iniziative del governo Meloni.


La richiesta di una svolta regionale

Secondo le associazioni, la condizione della fauna sarebbe diventata critica anche per effetto di scelte amministrative e di regole venatorie ritenute insufficienti. Nella loro ricostruzione, diversi provvedimenti regionali avrebbero ignorato i pareri tecnico-scientifici di Ispra, mentre i tribunali amministrativi, dopo i ricorsi presentati dalle stesse organizzazioni, hanno più volte bloccato i calendari di caccia.

Il nodo sollevato nella missiva riguarda soprattutto l’autorizzazione a colpire specie considerate in difficoltà dal punto di vista della conservazione, anche attraverso aperture anticipate della stagione venatoria. Le associazioni contestano inoltre piani fondati principalmente sugli abbattimenti e denunciano l’impiego di fondi pubblici per sostenere un settore che, a loro giudizio, produce conseguenze negative sul patrimonio faunistico collettivo.

La lettera individua nella Toscana il caso più significativo. Il 16 settembre il presidente Eugenio Giani ha partecipato a Donoratico a un appuntamento promosso da Federcaccia Toscana, davanti a oltre mille cacciatori, sottolineando il peso del comparto. Le organizzazioni ricordano però che i cacciatori rappresentano meno dell’1% degli aventi diritto al voto e criticano una gestione che, secondo loro, continua a riproporre gli stessi abbattimenti senza sviluppare alternative ecologiche.


Il confronto con la riforma nazionale

La contestazione arriva mentre alla commissione Agricoltura della Camera è in discussione la revisione della legge 157/92, dopo il via libera ottenuto in Senato nel giugno scorso. Il testo, sostenuto dalla maggioranza, mira a modificare profondamente le norme sulla protezione della fauna e, secondo le opposizioni, potrebbe ampliare le possibilità di caccia.

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L’esame parlamentare dovrebbe arrivare in Aula già a novembre, con tempi più stretti per il lavoro in commissione e per la valutazione degli emendamenti. Le associazioni sostengono che alcune disposizioni possano entrare in conflitto con la Costituzione, con le direttive europee Habitat e Uccelli e con la Convenzione di Berna, aprendo anche il rischio di nuove procedure d’infrazione dell’Unione europea.

Nella loro impostazione, la fauna selvatica è un bene appartenente allo Stato e la sua salvaguardia dovrebbe quindi essere garantita con criteri uniformi, sia a Roma sia nelle amministrazioni locali. Da qui la critica alla contraddizione tra le denunce parlamentari contro l’allentamento delle tutele e le decisioni prese in alcune Regioni guidate dagli stessi partiti.


Le tre misure sul tavolo

Le associazioni chiedono ai leader del centrosinistra “un’inversione di rotta netta e non più rinviabile”. Il primo intervento proposto è una moratoria sui calendari venatori regionali, pensata per riallineare le scelte politiche alle indicazioni della ricerca scientifica.

La seconda proposta riguarda nuovi piani di gestione della fauna, da adottare entro la prossima stagione e basati su prevenzione, principi ecologici e strumenti non letali. L’obiettivo indicato è superare un modello centrato quasi esclusivamente sull’eliminazione diretta degli animali.

Infine viene chiesta l’approvazione di norme regionali capaci di vietare stabilmente la caccia nelle aree protette, nelle riserve naturali e nei siti della Rete Natura 2000. Le organizzazioni sollecitano anche lo stop precauzionale dell’attività venatoria nelle zone colpite da incendi o da intense ondate di calore, dove la fauna sarebbe già esposta alla perdita di habitat e agli effetti dello stress climatico.

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