Bonaccini frena sulle primarie, Renzi avverte: così Meloni può prendersi tutto
Alla Leopolda il confronto sull’unità dell’opposizione parte dal programma, mentre Italia viva indica condizioni precise per l’alleanza e guarda anche ai riformisti di Forza Italia.
“Adesso io mi concentrerei sul programma. Poi tutti insieme stabiliremo le regole” delle primarie: Stefano Bonaccini, intervenuto alla Leopolda prima di Matteo Renzi, rinvia il confronto sulla scelta del candidato a una fase successiva. Il presidente del Pd ha replicato così anche alla proposta di Luca Pirondini, capogruppo del Movimento 5 Stelle, favorevole a consultazioni aperte anche in rete.
Bonaccini ha ringraziato Renzi per il tentativo di costruire un percorso comune e ha sostenuto che, pur restando differenze tra i partiti, la priorità è trovare la compattezza necessaria per battere il centrodestra. Secondo il dirigente dem, nessuna forza può stabilire da sola le regole di una competizione che dovrebbe coinvolgere l’intera coalizione.
Il programma viene prima dei nomi
Il confronto indicato da Renzi dovrà concentrarsi anche su due temi destinati a pesare nell’area riformista: il sostegno all’Ucraina e la tutela delle garanzie individuali. Italia viva intende difendere una linea favorevole a Kiev, accompagnandola però con una maggiore iniziativa diplomatica per arrivare alla fine del conflitto.
Renzi ha ribadito che l’invio di armi serve a impedire la scomparsa dell’Ucraina, ma non può rappresentare l’unico strumento. Ha inoltre rivendicato una posizione garantista per il futuro esecutivo e ha criticato l’uso della guerra come argomento di convenienza nella competizione politica.
Renzi mette Meloni al bivio
Nel discorso conclusivo della quattordicesima Leopolda, davanti a circa 10mila partecipanti riuniti nell’arco di tre giorni, il leader di Italia viva ha descritto le prossime elezioni politiche come una sfida decisiva per gli equilibri istituzionali. La sua tesi è che l’opposizione disponga di una possibilità concreta, ma soltanto se riuscirà a presentarsi compatta.
“C’è un bivio. O Meloni vince e poi va al Quirinale e si prende tutto. Oppure va a casa”, ha affermato Renzi, spiegando di voler lavorare per la seconda ipotesi. A suo giudizio, una nuova vittoria della destra consentirebbe a Giorgia Meloni di conservare Palazzo Chigi e puntare in seguito alla Presidenza della Repubblica.
Le condizioni per stare insieme
Italia viva non indica in questa fase il nome del futuro presidente del Consiglio né quello dei ministri. Renzi sostiene che la discussione debba partire da un’intesa programmatica vincolante, definita come un accordo sul modello tedesco, e non dalla distribuzione anticipata degli incarichi.
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Al Movimento 5 Stelle, e in particolare a Giuseppe Conte, il leader centrista ha chiesto tre impegni: escludere un nuovo incarico al Viminale per Matteo Salvini, evitare la presenza di Giancarlo Giorgetti nel Consiglio dei ministri e non collocarsi mai politicamente al fianco di Donald Trump. Quanto a Elly Schlein, Renzi ha escluso che possa svolgere il ruolo di garante, ricordando le divergenze maturate ai tempi della sua segreteria nel Pd.
La sfida ai centristi
Renzi ha rilanciato anche il progetto di Casa Riformista, lasciando aperto il confronto con le altre forze centriste. La proposta, ha spiegato, non prevede annessioni né veti: chi aderirà dovrà però farlo in condizioni paritarie, senza dare per acquisita una candidatura nei collegi considerati sicuri.
L’appello è rivolto pure ai riformisti di Forza Italia, invitati a valutare l’uscita dal centrodestra. Renzi sostiene che le convergenze tra Italia viva, Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra siano superiori ai contrasti, anche sul dossier ucraino.
Un’alleanza ancora da costruire
Il messaggio finale della Leopolda è dunque rivolto all’intero schieramento alternativo alla maggioranza: per Renzi l’unità può trasformare il prossimo voto in un’occasione di vittoria, mentre la frammentazione lascerebbe alla destra la possibilità di mantenere il governo e puntare anche al Colle.
Il percorso resta però aperto su programma, leadership e regole delle primarie. Bonaccini ha chiesto di affrontare anzitutto i contenuti; Renzi, invece, ha insistito sulla necessità di definire garanzie politiche e una cornice comune prima di arrivare alla sfida elettorale.
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