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Politica 1 min di lettura1 ora fa

Primarie del Pd in rete: la proposta M5S divide i dem

Il Movimento 5 Stelle insiste sul voto digitale, mentre nel Partito democratico emergono aperture e timori per possibili interferenze esterne.

La proposta di svolgere le primarie anche in rete porta il Partito democratico a interrogarsi sulle regole della consultazione. Il Movimento 5 Stelle la considera una condizione irrinunciabile, mentre nel Pd il tema mette a confronto aperture e cautele.


Il voto digitale resta una linea rossa

Luca Pirondini, capogruppo del M5S al Senato, ha rilanciato l’idea in un’intervista a Repubblica: «Primarie prima possibile, e anche online». Per il partito guidato da Giuseppe Conte, dunque, la modalità digitale non è un dettaglio organizzativo, ma un punto qualificante della proposta.

L’impostazione richiama la tradizione delle consultazioni sulla piattaforma Rousseau. Il Movimento punta così a una partecipazione che possa svolgersi anche attraverso strumenti telematici, mantenendo il tema delle primarie al centro del confronto politico.

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Nel Pd convivono aperture e timori

All’interno della segreteria del Pd non mancano esponenti favorevoli a una nuova forma di consultazione. L’ipotesi, tuttavia, incontra la resistenza della minoranza riformista, preoccupata che il voto possa essere condizionato da interventi provenienti dall’esterno del partito.

Paolo Gentiloni ha riassunto questo timore con l’espressione «insalata russa», riferita al rischio di ingerenze e sovrapposizioni nella partecipazione. Il confronto nel Pd si concentra quindi sull’equilibrio tra apertura del processo e garanzie sulla sua effettiva autonomia.

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