Berlusconi e Milano: il sindaco che non volle diventare
Dai primi affari immobiliari al Milan, passando per Mondadori e Mediaset: il legame tra il Cavaliere e la città avrebbe potuto portarlo anche a Palazzo Marino.
Milano è stata per Silvio Berlusconi molto più di uno sfondo: è il luogo delle origini, delle ambizioni, delle imprese e della sua identità pubblica. Nel giorno in cui avrebbe compiuto 90 anni, il rapporto con la città si può leggere attraverso una serie di luoghi e simboli: la casa del quartiere Isola, San Siro, San Babila, via Ambrogio Alciati, Arcore e le società racchiuse nella sua iniziale preferita, la M di Mondadori, Milan e Mediaset.
Il sogno mancato di Palazzo Marino
A Milano Berlusconi avrebbe potuto ricoprire anche il ruolo di sindaco. Gabriele Albertini, già primo cittadino, ha raccontato che il Cavaliere lo spinse più volte a candidarsi e che, dopo quattro rifiuti, fu proprio Albertini a suggerirgli di scendere in campo per il Comune.
L’ipotesi non era considerata priva di fondamento. Albertini ricordava infatti che Indro Montanelli vedeva in Berlusconi la personalità adatta a guidare la città, grazie alla capacità organizzativa e a un’impronta manageriale ritenuta ideale per amministrare Milano. Berlusconi, però, scelse di restare sulla scena nazionale: voleva continuare l’attività parlamentare e puntava a tornare alla guida del governo.
Il legame con il capoluogo lombardo è stato comunque riconosciuto anche dopo la sua morte. Oggi portano il suo nome l’aeroporto di Milano-Malpensa, scelta accompagnata da discussioni politiche e amministrative, e il belvedere situato al 39° piano di Palazzo Lombardia, sede della Giunta regionale. Nel 2024 Bobo Craxi aveva espresso una posizione diversa, sostenendo che per ricordarlo sarebbe stato più appropriato intitolargli uno stadio, una struttura dedicata all’informazione o un altro luogo centrale della città.
Dalla casa dell’Isola alla prima impresa
La storia milanese di Berlusconi comincia nel quartiere Isola, in un edificio legato sia alla sua famiglia sia a quella dei Vismara. Secondo il ricordo di Albertini, la casa era stata costruita dal nonno della futura moglie e ospitava figure di riferimento di entrambi i nuclei familiari. In quell’ambiente si incrociarono anche le vicende di Paolo Berlusconi e di Giovanna Albertini, allora molto giovane.
Tra i ricordi tramandati c’è una visita domenicale del cardinale Giovanni Battista Montini, all’epoca arcivescovo di Milano e in seguito Papa Paolo VI. Dalla terrazza dell’edificio, il futuro pontefice avrebbe benedetto la città davanti alla famiglia riunita.
Il primo passo nel settore immobiliare risale invece al 1961, quando Berlusconi acquistò un terreno in via Ambrogio Alciati per 190 milioni di lire. Da quell’operazione prese forma il percorso che lo avrebbe condotto all’edilizia e, successivamente, alla nascita di Edilnord. La trasformazione imprenditoriale proseguì ad Arcore: all’inizio degli anni ’80, insieme a Fedele Confalonieri, costruì il progetto della televisione commerciale italiana.
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Carlo Freccero ha ricordato l’attenzione quasi maniacale con cui Berlusconi studiava la programmazione della Rai, spesso davanti allo schermo fino alla conclusione delle trasmissioni. Tra le intuizioni citate da Freccero c’era la scelta di collocare "I Puffi" contro i telegiornali della Rai, come esempio della strategia di controprogrammazione.
Milan, politica e memoria cittadina
Il calcio fu un altro punto essenziale del rapporto con Milano. Da bambino Berlusconi andava a San Siro con il padre per seguire il Milan; da presidente visse invece lo stadio come il teatro della sua stagione sportiva e imprenditoriale. Adriano Galliani lo descrisse come un milanese autentico, capace persino di simpatizzare per l’Inter oltre che per la sua squadra rossonera.
Nel 2007 San Babila divenne lo scenario di una svolta politica. Salito sul predellino di un’automobile, Berlusconi annunciò la nascita del Popolo della Libertà, trasformando una piazza simbolica della città in teatro di una nuova fase del centrodestra italiano.
La sua Milano comprendeva anche le passeggiate in corso Venezia, via Rovani, Villa Borletti e nel Quadrilatero della Moda, oltre ai ricordi del collegio salesiano. Già da ragazzo mostrava una spiccata inclinazione agli affari: svolgeva i compiti dei compagni in cambio di caramelle o piccole somme, con la promessa di restituire il compenso se il risultato non avesse raggiunto la sufficienza.
Berlusconi amava riassumere quel rapporto con la parola "milanesone". In essa stavano la città della canzone dedicata alla Madonnina, la Milano operosa e quella dell’edonismo, contrapposta agli anni di piombo e ai rituali della sinistra ambrosiana. Un’identità fatta di memoria familiare, affari, calcio e politica, che ancora oggi riaffiora nei luoghi dedicati al suo nome.
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