Baiardo, l’affondo di Tajani: accuse a Berlusconi senza riscontri
Il vicepremier e Marina Berlusconi contestano il peso attribuito alle parole di Giuseppe Graviano nel procedimento fiorentino contro Salvatore Baiardo.
Antonio Tajani definisce inaccettabile l’uso delle dichiarazioni di un boss mafioso per alimentare un dibattito giudiziario e mediatico intorno a Silvio Berlusconi. Il vicepremier e ministro degli Esteri sostiene che la vicenda rappresenti un accanimento protratto oltre la morte dell’ex presidente del Consiglio e annuncia che Forza Italia continuerà a battersi per una riforma della giustizia.
Tajani, intervenuto sul caso, afferma che «la giustizia deve accertare i fatti, non alimentare teoremi» e difendere la dignità delle persone. A suo giudizio, il nome di Berlusconi viene ancora associato a ricostruzioni già sottoposte a indagini e verifiche, senza che siano emersi elementi attendibili a sostegno delle accuse.
Tajani denuncia un processo mediatico
Il ministro degli Esteri considera privo di giustificazione il credito concesso a insinuazioni che, secondo lui, sarebbero state smentite in diverse sedi. La trasformazione delle parole di Graviano in materiale per un «processo mediatico permanente» viene descritta da Tajani come un fatto gravissimo.
La posizione politica di Forza Italia resta quindi legata alla richiesta di garantire il diritto alla difesa e un procedimento equo per chiunque. Tajani sostiene che colpire la reputazione di Berlusconi attraverso accuse prive di contraddittorio significhi mettere in discussione principi essenziali dello Stato di diritto.
Marina Berlusconi attacca l’inchiesta
In una lettera pubblicata da Il Giornale, Marina Berlusconi accusa il procedimento fiorentino di essersi trasformato in una sede nella quale vengono riproposte contestazioni contro il padre, che non può più rispondere personalmente. La presidente di Fininvest sostiene che Salvatore Baiardo, imputato per calunnia, sarebbe soltanto la figura formalmente al centro del processo, mentre l’obiettivo reale riguarderebbe Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.
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Secondo Marina Berlusconi, le dichiarazioni rese in aula non sarebbero state accompagnate da riscontri sufficienti. La presidente di Fininvest afferma inoltre che il tribunale dovrebbe proteggere i cittadini tanto dalla criminalità quanto dagli abusi del potere, dalle condanne anticipate e dagli attacchi alla reputazione.
La deposizione dal carcere
Il collegamento con il carcere di Cagliari ha consentito a Giuseppe Graviano, detenuto da 32 anni, di essere ascoltato dai pubblici ministeri Leopoldo De Gregorio e Lorenzo Gestri. La sua audizione si è svolta nell’ambito del procedimento aperto a Firenze nei confronti di Baiardo.
Graviano ha riferito che il nonno, Filippo Quartararo, avrebbe costituito tra il 1969 e il 1970 una società con Silvio Berlusconi per operazioni immobiliari. Ha parlato di un investimento personale pari a 4-5 miliardi di lire, inserito in un’operazione complessiva da 20 miliardi, e ha indicato una quota del 20% riconducibile al nonno.
Il testimone è legato a Totò Riina ed è stato condannato per le stragi del 1993, per l’attentato di via D’Amelio e per l’uccisione di don Pino Puglisi. Proprio il suo passato criminale è richiamato dai critici delle sue dichiarazioni, che contestano l’attendibilità delle ricostruzioni riferite in aula.
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