Armi benedette e denaro: l’allarme di Mattarella da Assisi
Nel giorno dedicato al santo umbro, il presidente richiama pace, dignità umana e rispetto del Creato come antidoti alle derive del presente.
Le guerre che continuano a colpire diverse aree del pianeta hanno offerto a Sergio Mattarella il punto di partenza per una riflessione sul messaggio di San Francesco. Da Assisi, il presidente della Repubblica ha messo in guardia anche dal ritorno di simboli religiosi accostati alle armi e agli eserciti, contrapponendo a questa deriva l’insegnamento del santo sulla pace e sulla fraternità.
La pace contro l’uso della religione
Mattarella è intervenuto alla cerimonia per la Festa nazionale di San Francesco, organizzata nell’ottavo centenario della morte del patrono d’Italia. Secondo il capo dello Stato, il valore della figura francescana emerge con particolare forza proprio nell’attuale fase storica, segnata da conflitti e da nuove giustificazioni religiose della violenza.
Il presidente ha ricordato che Francesco non può essere ridotto soltanto al ruolo di ecologista ante litteram, pacifista o uomo impegnato nella carità. Il suo messaggio, ha spiegato, contiene una condanna radicale dell’uccisione compiuta in nome di Dio: «Non c’è colpa maggiore di quella di uccidere altri uomini in nome di Dio».
Una scelta netta contro il denaro
Nel discorso pronunciato ad Assisi, Mattarella ha poi concentrato l’attenzione sulla trasformazione personale di Francesco. Il giovane, destinato a occuparsi degli affari commerciali del padre, abbandonò progressivamente l’idea che ricchezza e successo fossero gli obiettivi principali dell’esistenza, fino a scegliere una vita fondata sulla rinuncia ai beni.
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Quella decisione, ha sottolineato il presidente, non fu un gesto ingenuo né una semplice fuga dalle responsabilità. Francesco associò alla povertà la ricerca della verità, alla rinuncia della spada il coraggio di costruire la pace e all’aiuto verso malati e indigenti una concreta idea di nobiltà. «La sua povertà, così cercata e desiderata, fu rottura concreta con l’idolatria del denaro», ha affermato Mattarella.
Un messaggio ancora attuale
La lezione francescana, nella lettura del capo dello Stato, conserva quindi una precisa rilevanza pubblica. Non riguarda soltanto la spiritualità, ma richiama criteri capaci di orientare la società contemporanea: il riconoscimento del valore di ogni persona, la tutela della natura e il rifiuto della guerra.
Anche l’obbedienza di Francesco, ha osservato Mattarella, non coincise con una passiva sottomissione. Fu piuttosto il risultato di una ricerca consapevole delle ragioni dell’unità della comunità cristiana e della Chiesa, un ulteriore elemento di una figura che continua a interrogare il mondo di oggi.
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