3.000Lettori online ora
Politica 2 min di lettura2 ore fa

La lezione di Francesco sulle guerre: l’appello di Mattarella ad Assisi

Nel giorno dedicato al patrono d’Italia, il Presidente richiama il valore del dialogo e condanna chi uccide invocando la fede.

Il messaggio più netto Sergio Mattarella lo ha rivolto al presente: davanti ai conflitti che ancora devastano diverse aree del mondo, non è accettabile trasformare la religione in una giustificazione della violenza. Il Presidente della Repubblica è intervenuto ad Assisi durante la cerimonia per la Festa nazionale di San Francesco, nell’ottavo centenario della morte del patrono d’Italia.


La pace come scelta concreta

Mattarella ha ricordato l’incontro avvenuto nel 1219 tra Francesco e il sultano al-Malik al-Kamil, in Egitto, durante la quinta crociata. Il religioso attraversò le linee nemiche mettendo a rischio la propria vita: voleva convertirlo, ma il suo tentativo non raggiunse quell’obiettivo.

Quell’incontro ebbe comunque un significato profondo. Francesco seppe vedere nel suo interlocutore non soltanto un avversario o un infedele, ma una persona e un fratello. Per Mattarella, quel gesto non fermò la guerra né cancellò la violenza, ma introdusse un modello di confronto fondato sul rispetto e sul dialogo. «Non c’è colpa maggiore di quella di uccidere altri uomini in nome di Dio», ha affermato il capo dello Stato, riferendosi anche ai conflitti odierni e al ritorno di simboli religiosi accanto alle armi.


Un messaggio oltre la cristianità

A 800 anni dalla sua morte, ha osservato Mattarella, la figura di Francesco conserva intatto il proprio carisma e continua a parlare anche oltre i confini italiani e cristiani. Il santo viene indicato come profeta di pace, amore e rispetto per il creato, capace di ispirare credenti e non credenti, appartenenti a fedi diverse e persone di ogni generazione.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Il Presidente ha sottolineato anche la particolare influenza esercitata sui giovani. La sua umiltà, unita alla forza delle sue scelte, ha alimentato conversioni, vocazioni, opere artistiche e forme di impegno collettivo. La sua eredità, secondo Mattarella, resta quindi un patrimonio universale e non soltanto una memoria legata alla tradizione religiosa.


L’impronta lasciata in Italia

Francesco ha inciso anche sulla storia culturale e sociale del Paese. La scelta di predicare in volgare, insieme al Cantico delle Creature, contribuì alla nascita della letteratura italiana; la rappresentazione della Natività a Greccio favorì invece lo sviluppo delle prime forme di teatro religioso medievale.

Le comunità francescane portarono la vita religiosa dentro le città, accanto alle persone più fragili, proponendo povertà evangelica, solidarietà e prossimità agli ultimi. Mattarella ha definito Francesco un anticipatore dei santi impegnati nel sociale e ha ricordato che l’Italia, celebrandolo come patrono insieme a Caterina da Siena, rinnova anche l’impegno a confrontarsi con la sua lezione.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere