2035, l’Europa dell’auto si spacca: elettrico contro biocarburanti
A Bruxelles il confronto sulla transizione dell’automotive oppone chi invoca più tecnologie e chi vede nell’elettrificazione la chiave per difendere industria e lavoro.
La transizione dell’industria automobilistica torna a dividere il Parlamento europeo. Il confronto riguarda soprattutto il traguardo del 2035, la possibilità di mantenere in campo più soluzioni tecnologiche e il peso da attribuire ai biocarburanti. Forza Italia e Lega chiedono una revisione dell’impostazione attuale, mentre il Partito democratico considera l’auto elettrica il principale percorso da seguire.
Il nodo del 2035 resta aperto
Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia, sostiene che in Parlamento si sia formata una maggioranza favorevole a cambiare il regolamento destinato a portare allo stop dei motori endotermici dal 2035. A suo giudizio, la diffusione dei veicoli elettrici non avrebbe raggiunto il livello previsto: oggi, ha spiegato, rappresentano circa il 20% della mobilità su strada, mentre l’incremento atteso sarebbe più contenuto rispetto agli obiettivi fissati.
Salini lega questa posizione al rischio di indebolire la filiera europea dell’auto. Per evitare una perdita di capacità industriale, propone di rilanciare il criterio della neutralità tecnologica, lasciando spazio a differenti soluzioni per ridurre le emissioni. “Il motore elettrico, che comunque costituisce una sfida importante per il futuro della mobilità su strada, non è ancora stato sufficientemente accettato dal mercato”, ha affermato.
Il Pd punta tutto sull’innovazione
Annalisa Corrado, eurodeputata del Partito democratico, parte da una premessa diversa: l’auto elettrica sarebbe già il veicolo centrale del presente e continuerà a esserlo nel prossimo futuro. Per proteggere la manifattura europea e l’occupazione, secondo Corrado, occorre accompagnare la riconversione delle imprese e dell’indotto invece di rallentare il percorso tecnologico.
La deputata dem chiede quindi investimenti sulla domanda, sulle infrastrutture necessarie alla ricarica e sulle tecnologie avanzate. La transizione, nella sua lettura, non rappresenta soltanto un vincolo ambientale, ma anche una leva per rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione attraverso il Green Deal, da lei definito anche “Freedom Deal”.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Biocarburanti e sanzioni al centro
Sul ruolo dei biocarburanti le posizioni restano distanti. Corrado li considera utili, ma ne sottolinea la disponibilità limitata: per questo, a suo avviso, dovrebbero essere destinati soprattutto a comparti specifici, senza trasformarli nella soluzione generale per l’intero mercato automobilistico.
La leghista Isabella Tovaglieri contesta invece lo stop ai motori endotermici e ritiene che la neutralità tecnologica debba tradursi in misure concrete. In questo quadro, giudica troppo ridotta la quota del 3% riservata ai biocarburanti, perché una percentuale simile non offrirebbe alle aziende sufficienti motivi per sviluppare la tecnologia. “Non deve essere uno slogan ma un fatto oggettivo”, ha dichiarato.
Tovaglieri interviene anche sul sistema delle sanzioni destinato alle case automobilistiche. La richiesta è distribuire i pagamenti su cinque anni: applicarle immediatamente, sostiene, sottrarrebbe miliardi che potrebbero essere destinati alla transizione ecologica e renderebbe più difficile per i produttori europei competere sui mercati internazionali.
Continua a leggere
Caso Regeni, Meloni sceglie il dialogo: cosa chiede all’Egitto
Da Praga la presidente del Consiglio ribadisce la necessità di mantenere aperto il confronto con il Cairo per arrivare alla verità.
Berlusconi, la festa dopo la morte: torte, canti e cartonati
A Villa Certosa Luigi organizza una celebrazione per i 90 anni postumi del padre, mentre a Napoli la ricorrenza assume i contorni di un omaggio pubblico.
Ustica, la possibile svolta: Parigi prepara le carte per i pm
Dopo il confronto tra Meloni e Macron, l’ambasciata francese ha trasmesso alla Farnesina una nota sui documenti ancora attesi dall’Italia
Caso Regeni, dopo la sentenza resta il gelo: la famiglia attende risposte
A ventiquattro ore dalla decisione dei giudici, Paola e Claudio Regeni non hanno ricevuto contatti dal governo e tornano a chiedere una svolta diplomatica.