2027, la scommessa di Renzi: così Meloni potrebbe puntare al Colle
Nel suo nuovo libro il leader di Italia Viva chiede un fronte progressista più ampio, capace di includere anche una componente centrista riformista.
Secondo Matteo Renzi, la partita politica del 2027 non riguarderà soltanto la formazione del prossimo governo. In caso di successo del centrodestra, sostiene il leader di Italia Viva, Giorgia Meloni potrebbe rafforzare il proprio progetto istituzionale fino a puntare alla Presidenza della Repubblica.
Il voto come sfida istituzionale
Renzi colloca questo scenario al centro del suo libro *Quando c'era lei. L'Italia dopo Giorgia Meloni*, pubblicato da Solferino e uscito con il Corriere della Sera. Nel volume avverte che la posta in gioco comprenderebbe anche il possibile ritorno di Matteo Salvini al Viminale e l'ipotesi di Vannacci a Palazzo Chigi, alternativa che contrappone a quella di Mario Draghi.
Il leader di Italia Viva definisce le elezioni politiche del 2027 una sorta di consultazione decisiva sull'assetto futuro del Paese. A suo giudizio, un eventuale successo della destra aprirebbe la strada a una concentrazione di potere descritta con l'espressione «un presidenzialismo de facto».
La lezione delle divisioni
Nel ragionamento affidato al libro, Renzi attribuisce l'arrivo di Meloni a Palazzo Chigi anche alla frammentazione degli avversari, più che a un consenso ottenuto in modo isolato. Il riferimento è alle divisioni del fronte progressista, che avrebbero favorito il risultato del centrodestra.
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Per evitare che lo stesso esito si ripeta, Renzi richiama la necessità di costruire una proposta comune fondata su idee per il futuro. L'unità, nella sua lettura, non dovrebbe però trasformarsi in una cancellazione delle differenze o in una richiesta di rinnegare le posizioni precedenti.
Un’alleanza oltre il campo largo
La formula composta da Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra viene considerata insufficiente se resta chiusa alle altre forze. Renzi scrive infatti che «il campo largo da solo non basta», indicando come indispensabile l'apporto di un soggetto riformista.
La componente auspicata viene descritta come una forza centrista orientata verso sinistra. L'obiettivo, secondo l'ex presidente del Consiglio, sarebbe ampliare la coalizione senza ridurla a un semplice accordo elettorale, mantenendo invece un'identità politica capace di sostenere un progetto condiviso.
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