Volkswagen, il calo parte dalla Cina: ora il gruppo taglia e cambia rotta
Nei primi nove mesi le consegne mondiali scendono del 9%, mentre l’Europa accelera sull’elettrico e il marchio prepara una profonda riorganizzazione
Il rallentamento delle vendite arriva mentre Volkswagen prepara una drastica cura dimagrante. Il piano da 16 miliardi di euro delineato dall’amministratore delegato Oliver Blume prevede 100mila posti di lavoro in meno e la chiusura di 4 fabbriche.
La ristrutturazione pesa sul futuro
Entro il 2035 il gruppo intende dimezzare il numero dei modelli, rendere più snelle le strutture manageriali e interrompere 10 contratti collettivi. In discussione c’è anche l’attuale settimana lavorativa di 35 ore per 130mila dipendenti tedeschi.
La strategia arriva in un 2026 considerato difficile per l’industria automobilistica europea. La contrazione delle consegne, tuttavia, non ha provocato scossoni immediati in Borsa: il titolo Volkswagen ha terminato la seduta con una variazione positiva dello 0,05%.
I marchi mostrano risultati diversi
Tra gennaio e settembre il marchio Volkswagen ha registrato 3,01 milioni di veicoli consegnati, con una diminuzione del 13,7%. Audi ha perso l’11,3%, fermandosi a 1,05 milioni di unità, mentre nel solo terzo trimestre il calo è arrivato al 19,7%.
Skoda ha invece aumentato i volumi del 6,1%, raggiungendo 812.400 vetture. Seat/Cupra ha ceduto l’1,4% a 433.400 veicoli e i mezzi commerciali sono cresciuti del 2,8%, a quota 278.200. Tra i marchi di lusso, Bentley è scesa del 17,5% a 6mila auto, Lamborghini dell’1,9% a 8mila e Porsche del 16% a 178.500 vetture. La divisione industriale ha fatto meglio, con un incremento del 2,6% e 230.400 unità.
La Cina resta il punto debole
Nel complesso, Volkswagen ha consegnato poco più di 6 milioni di veicoli nei primi nove mesi, con una flessione globale del 9%. Il risultato è stato trascinato soprattutto dalla Cina, dove le vendite sono precipitate del 30,2%, a 1,38 milioni di automobili.
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Al di fuori del mercato cinese il gruppo ha mantenuto una sostanziale stabilità. L’Europa Centro-Orientale è salita del 5,3% a 427.600 unità, mentre il Sud America ha segnato un progresso del 4,3%, con 502.500 veicoli. A sostenere il quadro ha contribuito anche l’accordo tra Unione europea e Cina, che fissa a 350mila il limite annuo per le auto ibride importate.
L’elettrico divide i mercati
Le vetture a batteria vendute dal gruppo sono scese del 5%, a 678.700 esemplari. La situazione cambia però in Europa: nel terzo trimestre le consegne sono aumentate del 20%, portando la quota sul mercato dal 18% al 20%; nello stesso periodo gli ordini sono cresciuti del 60%.
In Cina, al contrario, le vendite di modelli elettrici hanno subito una caduta del 78%. Martin Sander, responsabile delle vendite, ha descritto il contesto come ancora difficile, sottolineando però la tenuta del gruppo fuori dalla Cina e l’espansione in Europa e Sud America.
Secondo Sander, nel mercato interno la spinta verso l’elettrico è legata soprattutto al rincaro dei carburanti e a un’offerta più ampia di modelli d’accesso. La famiglia di veicoli urbani elettrici ha raccolto 150mila ordini poco dopo il debutto, un risultato definito dal manager «un successo tremendo». Nel terzo trimestre Volkswagen ha inoltre consegnato in Cina il 30% di auto elettriche in più rispetto allo stesso periodo del 2025, anche se la «grande sfida» del mercato asiatico resta aperta.
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