Ubs: i marchi cinesi puntano al 37% mondiale nel 2030
Secondo Ubs, i costruttori del Dragone possono arrivare al 37% mondiale, sostenuti da prezzi e tecnologie
Le case automobilistiche cinesi possono conquistare il 20% del mercato europeo entro il 2030, più del doppio rispetto all’8% attuale.
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Le prospettive dei costruttori
Secondo Ubs, i marchi della fascia alta saranno più capaci di resistere alla pressione competitiva rispetto ai produttori di vetture generaliste. Il rischio maggiore riguarda soprattutto le aziende europee e asiatiche attive nel segmento di massa.
I gruppi statunitensi partono invece da una posizione più protetta: le barriere commerciali hanno di fatto limitato l’accesso delle case cinesi al mercato degli Stati Uniti.
Prezzi e tecnologia attirano clienti
Un’indagine condotta da Ubs Evidence Lab su 12.000 persone ha rilevato che il 36% dei consumatori europei valuterebbe l’acquisto di un’auto elettrica cinese. Nel continente, l’interesse verso questi produttori ha già superato quello complessivo rivolto ai marchi giapponesi e sudcoreani.
Il rapporto tra qualità e prezzo è il motivo indicato più spesso dagli automobilisti interessati: lo ha citato il 66% dei potenziali acquirenti a livello globale. Al secondo posto si trovano le soluzioni tecnologiche, comprese funzioni digitali e sistemi di guida autonoma, indicate dal 61% degli intervistati.
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Le stime sul mercato mondiale
La banca d’affari prevede che i costruttori cinesi raggiungano il 37% delle vendite mondiali entro il 2030, contro il 22% registrato nella prima metà del 2026. La debolezza della domanda interna sta spingendo i gruppi del Paese a cercare nuovi clienti oltre i confini nazionali.
Dal 2019 queste aziende hanno guadagnato tra 9 e 12 punti percentuali nei mercati di Europa, America Latina, alcune aree asiatiche, Medio Oriente e Africa. La crescita è alimentata soprattutto dai veicoli elettrici. Nel caso più favorevole, Ubs calcola una presenza complessiva del 45% nel mondo e del 30% in Europa; nella previsione più prudente le quote scenderebbero rispettivamente al 33% e al 15%.
I limiti all’espansione in Europa
Tra i principali gruppi destinati a rafforzarsi all’estero figurano Byd, Geely, Chery, Saic, Leapmotor e Xiaomi. La loro avanzata potrebbe però rallentare per effetto delle regole europee e delle difficoltà commerciali ancora presenti.
Nei giorni scorsi è stato raggiunto un accordo che dal 2027 introdurrà un limite alle esportazioni di automobili ibride cinesi verso i Paesi dell’Unione europea, riducendo il rischio di nuovi dazi su questa categoria. Restano inoltre i requisiti sul contenuto prodotto localmente richiesti da Bruxelles, valori residui inferiori, reti di assistenza poco estese e un accesso ancora difficile alle flotte aziendali.
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