Targhe polacche a Napoli: il risparmio può costare carissimo
Migliaia di auto e moto usano targhe polacche per ridurre bollo e assicurazione, ma tra coperture inesistenti, multe e controlli fittizi i rischi aumentano.
Chi guida in Italia un veicolo immatricolato all’estero deve poter dimostrare legittimamente perché ne dispone. L’articolo 93-bis del Codice della strada impone infatti di tenere a bordo un documento firmato dal proprietario, con data certa, che indichi il titolo e il periodo di utilizzo del mezzo. Se l’impiego supera i 30 giorni complessivi nell’anno, anche in periodi separati, è necessaria l’iscrizione al REVE, il Registro dei Veicoli Esteri dell’ACI.
La mancata registrazione, quando obbligatoria, può costare tra 712 e 3.558 euro e comportare il ritiro della carta di circolazione fino alla regolarizzazione. Se invece il veicolo appartiene alla stessa persona che ha trasferito la residenza in Italia, la reimmatricolazione nel nostro Paese deve essere completata entro tre mesi.
Documenti e revisioni sotto esame
Il quadro si complica per quei veicoli che risultano passati dalla Polonia soltanto sulla carta. Il PBUK, l’ufficio polacco che riunisce gli assicuratori automobilistici, ha segnalato pratiche nelle quali i controlli tecnici sarebbero stati registrati senza che le automobili fossero mai entrate fisicamente nel Paese.
Con targhe e documenti ottenuti, i mezzi avrebbero continuato a circolare all’estero. Nel marzo 2026 la polizia di Varsavia ha fermato sette persone durante un’indagine su più di 1.500 immatricolazioni: per gli investigatori, in diversi casi sarebbero state utilizzate revisioni mai eseguite realmente.
Incidenti senza copertura assicurativa
Il pericolo più pesante riguarda tuttavia la responsabilità civile. In Italia stanno crescendo gli incidenti provocati da veicoli con targa polacca che, al momento del sinistro, non risultano coperti da una polizza valida.
I dati del PBUK mostrano un aumento netto: dai 514 incidenti del 2024 si è passati a circa 1.300 nel 2025. Nello stesso periodo, gli indennizzi sono saliti da poco meno di 7 milioni di zloty a 18 milioni; nei primi otto mesi del 2026 hanno raggiunto circa 35 milioni di zloty, pari a poco più di 8 milioni di euro.
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Il conducente italiano può quindi ritenere di essere assicurato senza esserlo davvero. L’intermediario potrebbe non avere mai attivato la polizza oppure aver interrotto il pagamento dei premi, con il problema destinato a emergere soltanto quando si verifica un incidente.
Il sistema dei risparmi promessi
Il meccanismo si basa sulla cessione formale del veicolo a una società polacca. Dopo l’immatricolazione in Polonia, la stessa automobile o motocicletta viene riconsegnata all’utilizzatore italiano, che può continuare a usarla sulle strade nazionali anche senza averla mai portata oltre confine.
Le agenzie che offrono questo servizio prospettano vantaggi economici rilevanti: niente bollo italiano, una polizza più conveniente e una riduzione complessiva che, secondo le promesse commerciali, può arrivare al 70%. Anche la gestione delle multe diventa più difficile quando il proprietario ufficiale è una società straniera.
Secondo i dati del settore assicurativo polacco citati dal Financial Times, in Italia circolerebbero stabilmente circa 60.000 veicoli con targa polacca. Una parte consistente sarebbe concentrata nell’area di Napoli e della provincia; il fenomeno coinvolge sia automobili sia motocicli ed era già stato oggetto di interventi normativi negli anni passati.
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