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Motori 3 min di lettura8 ore fa

Targa polacca in Italia: il risparmio può costare carissimo

Bollo, polizze e multe più convenienti spingono migliaia di veicoli verso targhe estere, ma tra assicurazioni inesistenti e documenti irregolari i pericoli aumentano.

Chi vive in Italia e utilizza un veicolo intestato a un soggetto straniero deve poter dimostrare subito perché e per quanto tempo ne dispone. Dal 2022, l’articolo 93-bis del Codice della strada impone infatti di avere a bordo un documento con data certa e firma dell’intestatario, nel quale siano indicati il titolo e la durata dell’utilizzo.

Quando la disponibilità supera i 30 giorni complessivi nell’anno, anche se distribuiti in periodi diversi, scatta inoltre l’obbligo di iscrizione al REVE, il Registro dei Veicoli Esteri gestito dall’ACI. La mancata registrazione può costare da 712 a 3.558 euro e comportare il ritiro del documento di circolazione fino alla regolarizzazione.


La polizza potrebbe non esistere

Il vantaggio economico offerto da alcune agenzie rischia di trasformarsi in un problema molto più grave dopo un incidente. Il PBUK, l’ufficio polacco degli assicuratori automobilistici, ha rilevato una crescita dei sinistri avvenuti in Italia con mezzi immatricolati in Polonia e privi di una copertura RC valida.

Nel 2024 gli incidenti attribuiti a conducenti di veicoli polacchi non assicurati erano 514; nel 2025 il dato è salito a circa 1.300. Nello stesso periodo, l’ammontare dei risarcimenti è aumentato da poco meno di 7 milioni di zloty a 18 milioni. Nei primi otto mesi del 2026 ha raggiunto circa 35 milioni di zloty, equivalenti a poco più di 8 milioni di euro.

Il conducente italiano può quindi ritenere attiva la propria assicurazione mentre l’intermediario non ha mai perfezionato il contratto o ha smesso di versare i premi. La verifica, in questi casi, può arrivare soltanto quando si verifica un sinistro e diventa necessario risarcire i danni.


Il sistema delle targhe estere

Il meccanismo riguarda automobili e motocicli. Il mezzo viene trasferito formalmente a una società con sede in Polonia, registrato lì e poi lasciato all’uso della persona che lo possedeva in precedenza. Nella pratica, però, il veicolo potrebbe non essere mai uscito dall’Italia.

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A Napoli e nei comuni della provincia si concentrerebbe una parte consistente del fenomeno: in Italia circolerebbero circa 60.000 veicoli con targa polacca. Le proposte commerciali fanno leva sull’assenza del bollo italiano, su premi assicurativi più bassi e su una riduzione della spesa che, in alcuni casi, arriverebbe al 70%.

Anche le multe diventano più difficili da notificare e incassare quando l’intestatario ufficiale è una società straniera. La pratica non è nuova e già nel 2018 erano stati segnalati interventi contro l’uso di veicoli immatricolati all’estero, mentre nel frattempo la disciplina è stata modificata.


Revisioni soltanto sulla carta

Le autorità polacche hanno inoltre scoperto casi di controlli tecnici mai svolti realmente. Alcuni veicoli provenienti da altri Paesi sarebbero stati sottoposti solo formalmente alla revisione necessaria per ottenere targhe e documenti polacchi, senza essere mai entrati fisicamente in Polonia.

Dopo l’immatricolazione, i mezzi tornavano a circolare all’estero. Nel marzo 2026 la polizia di Varsavia ha arrestato sette persone nell’ambito di un’indagine su più di 1.500 registrazioni, nelle quali sarebbero stati utilizzati attestati relativi a revisioni mai eseguite.

Restano infine regole specifiche per chi trasferisce in Italia la propria residenza mantenendo un veicolo intestato a sé: in quel caso la reimmatricolazione nel nostro Paese deve avvenire entro tre mesi dall’acquisizione della residenza. La targa straniera, dunque, non elimina gli obblighi italiani e può esporre l’utilizzatore a sanzioni, responsabilità economiche e conseguenze assicurative.

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