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Motori 4 min di lettura1 ora fa

La gara da 8 secondi e il lato privato di Bezzecchi

Dal trionfo in India al rapporto con Valentino Rossi, passando per capelli, tifose, viaggi e preparazione fisica: il pilota Aprilia si racconta senza filtri

La vittoria in India del 2023 resta uno dei ricordi più intensi della carriera di Marco Bezzecchi. Su una pista nuova per tutti, il pilota allora in forza al team di Valentino Rossi riuscì a costruire un vantaggio enorme, al termine di un fine settimana cominciato in salita e trasformato progressivamente in un dominio. Ma nell’intervista realizzata a Mandalika, in Indonesia, Bezzecchi ha parlato anche della sua vita lontano dai risultati: dai capelli accorciati a Silverstone al cane Rubik, passando per il rapporto con le tifose e per l’esperienza nell’Academy di Rossi.


India resta il ricordo più forte

Bezzecchi ha ricostruito quella domenica indiana partendo dal lavoro svolto nei giorni precedenti. Dopo un venerdì non brillante, il pilota aveva trovato velocità dal sabato mattina, conquistando la prima posizione in qualifica. La gara breve, invece, era stata condizionata da un contatto in partenza con Luca Marini, finito a terra, mentre Bezzecchi era precipitato in fondo al gruppo.

La rimonta nella gara breve gli aveva però restituito fiducia e ritmo. Il giorno successivo tutto sembrava funzionare nel modo giusto: «Ci sono quelle volte, raramente purtroppo, in cui sali in moto e tutto ti viene», ha spiegato parlando di una moto capace di assecondare ogni richiesta. Il successo, ottenuto con un margine iniziale di 8 secondi, fu anche l’ultimo conquistato con la squadra legata a Valentino Rossi.

Il distacco finale fu favorito anche da un problema fisico accusato da Jorge Martin negli ultimi giri e da un errore alla curva 5, circostanze che permisero a Fabio Quartararo di avvicinarsi alla lotta per le posizioni. Bezzecchi ha comunque sottolineato che il vantaggio costruito prima di quegli episodi era già significativo.


Capelli corti, Rubik e tifose

Il cambio di immagine avvenuto a Silverstone non aveva, secondo il pilota, alcun significato particolare. Bezzecchi ha raccontato di essersi semplicemente stancato dei capelli lunghi e ha respinto con ironia l’idea che il taglio rappresentasse il passaggio simbolico dall’adolescenza all’età adulta. Ripensando al proprio atteggiamento di qualche anno fa, si è definito scherzosamente un ragazzo piuttosto scanzonato.

Anche il cappellino Aprilia è stato affrontato con leggerezza. Non esisterebbe un obbligo assoluto, ma indossarlo resta un gesto di rispetto verso la squadra e verso gli sponsor personali, tra cui Monster. «Cerco di metterlo il più spesso possibile perché per loro è una cosa migliore. E poi mi piace», ha detto.

A casa, una presenza centrale è quella di Rubik, il cane che compare anche sul tesserino del pilota. Bezzecchi lo considera una compagnia fondamentale, quasi un componente della famiglia: il suo affetto, ha spiegato, riesce a migliorare anche le giornate più difficili e il tempo trascorso insieme è diventato parte importante della sua vita privata.

Quanto all’attenzione ricevuta dalle ragazze, il pilota ha ridimensionato il tema con una battuta: ha detto di avere una sola compagna. Al di là della popolarità, si è definito grato per il sostegno del pubblico e ha riconosciuto di sentirsi molto apprezzato anche dalle tifose.

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Rossi e l’Academy hanno lasciato il segno

L’ingresso nell’Academy di Valentino Rossi, quando Bezzecchi aveva 15 anni, rappresentò un passaggio decisivo. Da sempre tifoso di Rossi, il pilota ha raccontato di aver provato per molto tempo una forte emozione ogni volta che incontrava il campione al ranch. La selezione gli offrì una direzione in un’età in cui costruirsi un percorso autonomo sarebbe stato più complicato.

Rossi continuò a seguirlo anche durante i primi risultati nel Motomondiale. Quando Bezzecchi correva in Moto3, lo aspettava talvolta per complimentarsi; in altre occasioni i due rivedevano le gare e ne parlavano insieme, spesso in compagnia degli altri membri del gruppo dopo l’allenamento. Il rapporto, ha spiegato, è rimasto simile anche se oggi Rossi non può essere presente a ogni appuntamento perché impegnato con le proprie gare.

Bezzecchi ha anche detto che leggerà il nuovo libro di Rossi quando sarà pubblicato, con la speranza di riceverne una copia autografata. Lui, invece, non si considera un lettore assiduo: in quel periodo stava affrontando un volume dedicato a Phil Jackson e alla pallacanestro, suggerito dal suo responsabile tecnico, ma era ancora ai primi capitoli.


Il privilegio di correre ovunque

Vivere viaggiando da un circuito all’altro è, per Bezzecchi, una condizione privilegiata ma non priva di difficoltà. Correre nel Motomondiale continua a sembrargli un sogno più che un semplice impiego, tuttavia gli spostamenti ravvicinati, i cambi di orario e la necessità di essere fisicamente pronto anche dopo aver dormito pochissimo mettono a dura prova i piloti.

Il bilancio resta comunque ampiamente positivo. Bezzecchi ha riconosciuto che il piacere di visitare il mondo e competere ai massimi livelli supera gli aspetti faticosi della vita in viaggio.

Sul piano fisico, il pilota ha spiegato di avere ancora alcune limitazioni. La spalla ha recuperato abbastanza bene dopo essersi lesionata più volte e gli ha permesso di tornare a fare le flessioni, anche se determinati esercizi risultano complicati quando indossa la tuta. La preparazione viene quindi adattata insieme al gruppo che lo segue, scegliendo di volta in volta gli esercizi più adatti alle sue condizioni.

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