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Motori 2 min di lettura1 ora fa

Pioggia e motori in panne: la F1 2026 finisce nel caos

I problemi software delle power unit hanno spezzato il gruppo e costretto la Direzione Gara a rinviare la partenza in Malesia.

La pioggia ha fatto emergere una criticità inattesa sulle monoposto del 2026: durante il giro dietro alla Safety Car, diversi motori hanno interpretato velocità e regimi anomali come una condizione di rischio, entrando in protezione fino quasi a spegnersi. Il risultato è stato un avvio caotico e tutt’altro che rassicurante.


Leclerc resta senza parole

Il primo a incappare nel problema è stato Max Verstappen, riuscito a riattivare la power unit mentre la vettura era ancora in movimento. Lewis Hamilton, invece, non ha avuto la stessa possibilità ed è stato costretto a fermarsi per completare il ripristino del sistema.

Anche Charles Leclerc ha sperimentato il malfunzionamento, ma nel suo caso il motore è tornato operativo in tempi più brevi, senza obbligarlo a fermarsi. Via radio, il pilota Ferrari ha espresso tutta la sua preoccupazione: «Mamma mia queste macchine in queste condizioni: se succede una cosa così in rettilineo con la poca visibilità che abbiamo siamo dei semplici passeggeri».


La partenza finisce nel caos

Le anomalie non hanno riguardato soltanto le monoposto Ferrari. Lo stesso inconveniente ha coinvolto altre vetture equipaggiate con motori della casa italiana e alcune Audi, rendendo impossibile mantenere compatto il gruppo in pista.

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La sosta di Hamilton ha infatti creato distacchi tra i piloti e diviso il convoglio in più parti. Di fronte a una situazione diventata difficile da gestire in condizioni di scarsa visibilità, la Direzione Gara ha deciso di interrompere la procedura di partenza.


Un problema da chiarire

L’episodio ha portato alla luce un limite operativo delle nuove power unit quando le vetture procedono lentamente dietro alla Safety Car e l’asfalto è molto bagnato. I software hanno letto le basse rotazioni e le velocità insolite come parametri incompatibili con il normale funzionamento, attivando una protezione che ha ridotto drasticamente la spinta dei propulsori.

Il caso di Hamilton è stato il più evidente, perché il pilota ha dovuto arrestare la Ferrari per riportare il motore nelle condizioni corrette. Le difficoltà incontrate dagli altri concorrenti hanno poi confermato che non si è trattato di un inconveniente isolato.

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