Parigi 2026, l’auto riconquista il pubblico: il verdetto tra Europa e Cina
La passione per l’automobile non sembra affatto tramontata: nei sei giorni del Salone di Parigi 2026 sono entrate 518.372 persone, il 2% in più rispetto all’edizione del 2024.
La passione per l’automobile non sembra affatto tramontata: nei sei giorni del Salone di Parigi 2026 sono entrate 518.372 persone, il 2% in più rispetto all’edizione del 2024. Un risultato che rilancia il ruolo degli appuntamenti fisici in un settore ormai dominato anche da acquisti digitali, software e nuove forme di mobilità.
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Pubblico giovane per un settore in trasformazione
Il dato più significativo riguarda l’età media dei visitatori, scesa a 39 anni. Per una manifestazione tradizionalmente associata a un pubblico adulto, si tratta di un ricambio generazionale rilevante, favorito dalla comunicazione sviluppata su TikTok e Instagram e dalla presenza di numerosi creatori digitali.
La fascia tra i 18 e i 30 anni ha trovato interesse non soltanto nei modelli da acquistare, ma anche nelle tecnologie di bordo, nella mobilità elettrica di piccole dimensioni e nei videogiochi dedicati alle automobili. Il salone si è svolto dal 12 al 18 ottobre alla Porte de Versailles, con oltre 60 costruttori e 100 espositori. I giornalisti e i creatori accreditati sono stati 5.000, metà dei quali provenienti dall’estero.
La giornata più affollata è stata quella del fine settimana del 17 e 18 ottobre, quando sono state registrate 100mila presenze. Secondo Serge Gachot, direttore generale della manifestazione, il pubblico vuole ancora osservare da vicino le vetture, salirci e provarle, soprattutto quando si tratta di veicoli elettrici, prima di decidere se acquistarle.
La tecnologia riporta l’auto al centro
Gachot ha letto il successo di Parigi come una risposta concreta a chi, negli anni scorsi, considerava superato il modello dei grandi saloni. Riprendendo con ironia una frase pronunciata nel 2023 da Emmanuel Macron, ha ricordato che “i francesi amano l’auto”. Per il direttore, tuttavia, l’interesse non nasce dalla semplice nostalgia per il passato.
“L’automobile mantiene il suo ruolo prioritario perché ha saputo evolversi, non perché è rimasta uguale al passato”, ha spiegato Gachot nelle dichiarazioni successive alla chiusura. A suo giudizio, oggi il pubblico guarda a un prodotto capace di unire elettrificazione, intelligenza artificiale, programmi informatici e collegamenti digitali, oltre alla funzione tradizionale di mezzo di trasporto.
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Resta comunque una distanza tra l’entusiasmo suscitato dalla rassegna e la situazione commerciale francese. Mentre i padiglioni erano pieni, il mercato delle auto nuove continua a risentire del limitato potere d’acquisto delle famiglie. L’edizione 2026 ha inoltre recuperato terreno dopo la crisi seguita alla pandemia, ma i numeri sono ancora lontani dal milione di visitatori raggiunto in passato, quando l’evento durava undici giorni.
Europa e Cina chiudono in equilibrio
Un altro tema centrale è stata la presenza dei marchi cinesi, arrivati a rappresentare circa un terzo degli espositori. Il confronto con i produttori europei non ha però prodotto un vincitore netto: secondo le valutazioni raccolte tra pubblico, stampa ed esperti, le due aree hanno prevalso su terreni differenti.
I costruttori cinesi hanno attirato attenzione grazie a soluzioni concrete e a un’offerta tecnologica ormai considerata competitiva. Le loro vetture, percepite in passato con diffidenza, sono entrate tra le alternative valutate dai visitatori senza i pregiudizi di qualche anno fa.
I marchi europei, con Renault e Stellantis in prima fila, hanno puntato invece sull’identità industriale, sulla storia e sull’impatto emotivo del prodotto. Particolare interesse ha suscitato il filone neo-retrò, con modelli ispirati a icone del passato come la Citroën 2CV. Il risultato è stato un pareggio strategico: la Cina ha messo in mostra tecnologia e concretezza, mentre l’Europa ha risposto facendo leva su design, memoria e coinvolgimento emotivo.
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