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Motori 3 min di lettura1 ora fa

Antonelli, ad Austin può entrare nella storia: l’albo dei campioni

Il pilota italiano può conquistare il primo titolo in Texas e battere il record di precocità: ecco chi ha già festeggiato il mondiale sul suolo statunitense.

Andrea Kimi Antonelli si presenta al Gran Premio degli Stati Uniti con la possibilità di trasformare il fine settimana di Austin in una pagina storica della Formula 1. Il pilota italiano, infatti, potrebbe conquistare il suo primo titolo mondiale già in Texas e diventare il più giovane campione di sempre, anche se il risultato dipenderà da una serie di combinazioni legate alla classifica e al calendario.

L’eventuale verdetto arriverebbe con cinque o sei gare ancora da disputare. Il numero preciso dipenderà anche dalle possibili cancellazioni dei Gran Premi del Qatar e di Abu Dhabi e dall’eventuale sostituzione dell’appuntamento di Imola.

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Hamilton ha riaperto la serie

Prima dell’attesa per Antonelli, l’ultimo pilota capace di laurearsi campione negli Stati Uniti è stato Lewis Hamilton. Il britannico ha chiuso i conti in Texas nel 2015, al volante della Mercedes, e ha ripetuto l’impresa quattro anni più tardi, sempre con la squadra tedesca e sul circuito di Austin.

La doppietta di Hamilton ha interrotto un periodo molto lungo senza titoli assegnati sul territorio statunitense. Per ritrovare il precedente bisogna tornare agli anni Settanta, quando il Gran Premio degli Stati Uniti regalò altri momenti decisivi per la corsa al mondiale.


I primi trionfi tra Texas e Watkins Glen

Il primo campione a festeggiare negli Stati Uniti fu Jack Brabham, nel 1959. L’australiano conquistò il titolo mentre a imporsi nella gara fu Bruce McLaren, allora ventiduenne: quel primato di precocità sarebbe stato superato soltanto nel 2003 da Fernando Alonso. Brabham e McLaren avrebbero poi aggiunto alla propria storia anche un titolo Costruttori, rispettivamente nel 1966 e nel 1974.

L’edizione del 1970, disputata a Watkins Glen, rimane legata a una vicenda particolare. Emerson Fittipaldi ottenne la prima vittoria della carriera, mentre Jacky Ickx concluse quarto senza riuscire a scavalcare in classifica Jochen Rindt, morto un mese prima a Monza. L’austriaco resta ancora oggi l’unico campione del mondo postumo nella storia della Formula 1.

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Fittipaldi e Lauda prima del vuoto

Nel 1974 Emerson Fittipaldi tornò a conquistare il mondiale, mentre la McLaren si impose nel campionato riservato ai costruttori. Tre anni più tardi fu invece Niki Lauda a celebrare il titolo negli Stati Uniti con la Ferrari, appena una stagione dopo il gravissimo incidente al Nürburgring.

Dopo il successo di Lauda si aprì una lunga parentesi senza altri campioni incoronati durante il Gran Premio degli Stati Uniti. Il collocamento della gara nelle prime fasi del calendario e, in alcuni periodi, la cancellazione dell’appuntamento contribuirono a rendere sempre più raro un verdetto iridato sul circuito americano.


Quali gare rientrano nel conteggio

Il dato riguarda esclusivamente il Gran Premio degli Stati Uniti e il Gran Premio degli Stati Uniti-Ovest. Non vengono quindi comprese tutte le altre gare nordamericane disputate in Formula 1, come quelle di Indianapolis, Dallas, Detroit e Miami, considerate appuntamenti autonomi.

Anche il Gran Premio di Caesars Palace va tenuto separato: nelle sue due edizioni dei primi anni Ottanta vi festeggiarono il titolo Nelson Piquet e Keke Rosberg. Lo stesso accadde con Max Verstappen a Las Vegas nel 2024, ma nessuno di questi risultati rientra nell’elenco dei campioni incoronati nel Gran Premio degli Stati Uniti.

A Long Beach, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio del decennio successivo, si correva il Gran Premio degli Stati Uniti-Ovest. La denominazione serviva a distinguerlo dalla prova degli Stati Uniti-Est organizzata a Watkins Glen. Con l’uscita di scena di quest’ultima gara, anche l’appuntamento californiano abbandonò la specifica indicazione geografica e rimase identificato semplicemente come Gran Premio degli Stati Uniti.

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