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Motori 2 min di lettura1 ora fa

Microcar e scooter, il tetto può salire a 60: cosa deve cambiare

Dalla Sassonia parte un’iniziativa che punta a rivedere il limite dei ciclomotori, con possibili effetti anche sui modelli elettrici e sul mercato italiano.

Un eventuale via libera europeo porterebbe la velocità massima dei ciclomotori oltre gli attuali 45 km/h, fino a 60 km/h, senza obbligare automaticamente questi mezzi a rientrare tra i motocicli. La novità potrebbe riguardare scooter tradizionali, veicoli elettrici e quadricicli leggeri, comprese le microcar, e avrebbe ricadute potenziali anche in Italia.

L’ipotesi ricorda per certi versi il dibattito sull’accesso dei 125 in autostrada, ma al momento resta soltanto una proposta. Per diventare concreta, dovrebbe attraversare il percorso istituzionale tedesco e arrivare fino a Bruxelles.


Una modifica che coinvolgerebbe anche l’Italia

Oggi il quadro europeo consente di classificare come ciclomotori i veicoli della categoria L1e con velocità massima costruttiva non superiore a 45 km/h. Per i mezzi con motore termico valgono inoltre il limite di 50 cm³ per la cilindrata e quello di 4 kW per la potenza.

Un cambiamento della normativa permetterebbe ai produttori di progettare e omologare veicoli capaci di raggiungere i 60 km/h mantenendo, in determinate condizioni, l’inquadramento nei ciclomotori. L’effetto non sarebbe quindi circoscritto alla Germania: la disciplina europea si applicherebbe anche agli altri Paesi membri.


Il limite attuale e la sicurezza nel traffico

Secondo i promotori dell’iniziativa, il divario tra i 45 km/h dei ciclomotori e i 50 km/h abituali sulle strade urbane può rendere più complessa la convivenza con il resto del traffico. La differenza di andatura, sostengono, può spingere alcuni automobilisti a effettuare sorpassi ravvicinati o poco prudenti.

L’innalzamento della soglia avrebbe dunque l’obiettivo di rendere più agevole l’inserimento dei ciclomotori nel flusso ordinario. La proposta non nasce però soltanto da una valutazione sulla circolazione moderna: alla base c’è anche una particolare eccezione legata alla storia tedesca.

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L’eccezione dei ciclomotori della Germania Est

Dopo la riunificazione della Germania furono mantenute alcune disposizioni transitorie per determinati veicoli costruiti nell’ex Germania Est. Tra questi figurano i Simson, che possono ancora viaggiare legalmente a 60 km/h pur restando ciclomotori guidabili con patente AM.

La Sassonia ha poi esteso la possibilità ad alcuni esemplari prodotti nella DDR, esportati e in seguito reimportati, ma soltanto quando vengono rispettati requisiti precisi e sia dimostrata la corrispondenza con i modelli ammessi originariamente alla velocità superiore.


Il percorso politico è ancora lungo

Da questa situazione nasce il quesito posto dal governo della Sassonia: se mezzi risalenti a diversi decenni fa possono circolare a 60 km/h, perché ai ciclomotori contemporanei, dotati di componenti più evoluti, deve essere imposto il limite di 45? Il riferimento riguarda in particolare impianto frenante, pneumatici, illuminazione e caratteristiche ciclistiche.

La regione non dispone tuttavia del potere necessario per intervenire da sola. L’iniziativa dovrà essere sottoposta al Bundesrat, la camera che rappresenta i Länder tedeschi; in caso di esito favorevole, spetterebbe poi al governo federale chiedere all’Unione europea di modificare il Regolamento UE 168/2013. Solo dopo un eventuale accordo europeo la soglia dei 60 km/h potrebbe diventare una possibilità concreta.

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