Hoekstra accusa Parigi e Berlino sui limiti alle auto
Il commissario teme che deroghe e carburanti a basse emissioni frenino investimenti e favoriscano i produttori cinesi
Il commissario europeo al Clima Wopke Hoekstra ha respinto l’intesa tra Francia e Germania sulla riduzione delle emissioni delle automobili entro il 2035.
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La produzione europea
Hoekstra considera la produzione europea una leva per rafforzare l’autonomia industriale dell’Unione. Il sostegno, secondo il commissario, deve riguardare l’intero comparto: propulsori, sensori, telai, batterie e programmi informatici per i veicoli.
Una filiera radicata nei Paesi membri ridurrebbe la dipendenza dalle forniture asiatiche, soprattutto per accumulatori e materie prime essenziali. Le produzioni locali garantirebbero inoltre il rispetto di requisiti severi su ambiente, sicurezza e condizioni di lavoro.
Il peso di Francia e Germania
Parigi e Berlino hanno un’influenza decisiva nelle istituzioni comunitarie grazie alla popolazione, alla rappresentanza parlamentare e al ruolo delle rispettive industrie automobilistiche. La loro posizione può quindi complicare il confronto con la Commissione europea.
L’intesa segna un ripensamento rispetto agli impegni annunciati sette anni fa con il Patto verde europeo. A spingere i due governi sono anche la crescita ancora contenuta delle vendite elettriche, l’avanzata dei costruttori cinesi e le pressioni delle aziende, preoccupate dalle sanzioni legate agli obiettivi intermedi.
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La modifica degli obiettivi
Francia e Germania propongono di portare il taglio delle emissioni all’87,5%, invece del 100% previsto finora per il 2035. In questo modo verrebbe meno il divieto generalizzato dei motori termici e troverebbero spazio anche carburanti a basse emissioni.
I due Paesi puntano inoltre a collegare maggiormente le proprie filiere industriali con quelle del Regno Unito. La revisione dei regolamenti dovrebbe accompagnarsi a una più ampia cooperazione produttiva nel settore automobilistico.
I timori di Hoekstra
Secondo il commissario, l’introduzione di eccezioni e l’allentamento dei parametri rischiano di rendere meno prevedibili le regole per aziende e investitori. L’effetto potrebbe essere un rallentamento dei capitali destinati alla mobilità elettrica, senza una protezione concreta per l’industria europea.
Hoekstra ritiene invece che un arretramento dell’Unione lascerebbe maggiore spazio ai grandi produttori cinesi. Il confronto sulla revisione normativa si annuncia quindi teso: nelle prossime settimane Commissione, Francia e Germania dovranno misurarsi sulla direzione da dare alla transizione automobilistica.
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