Ferrari, Patrese avverte Hamilton: i problemi restano dentro il box
L’ex pilota invita Vasseur a gestire lontano dai microfoni le tensioni interne, mentre negli Stati Uniti arriverà l’ultimo aggiornamento della SF-26.
Il prossimo appuntamento negli Stati Uniti rappresenterà per Ferrari il momento scelto per portare in pista l’ultimo pacchetto significativo destinato alla SF-26. L’intervento chiuderà di fatto il percorso di sviluppo della vettura e potrebbe offrire alla squadra l’occasione per dare un finale diverso a un 2026 segnato da difficoltà e incomprensioni.
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Patrese chiede silenzio alla squadra
Riccardo Patrese ritiene che la gestione delle critiche pubbliche debba partire dal vertice della scuderia. Secondo l’ex pilota, Frederic Vasseur dovrebbe invitare i propri piloti a non esporre davanti ai media i problemi emersi all’interno del gruppo, preferendo il confronto diretto tra le persone coinvolte.
«Se fossi un team principal, direi ai piloti di lasciare all’interno della squadra tutto ciò che non ci convince e di affrontarlo insieme, lontano dal pubblico», ha spiegato Patrese. A suo giudizio, messaggi di questo tipo rischiano di trasmettere all’esterno l’immagine di una formazione priva di compattezza.
Il dissenso tra Vasseur e Hamilton
Il tema nasce dalle differenti letture offerte da Vasseur e Lewis Hamilton al termine di diversi fine settimana di gara. Le loro analisi non sono apparse sempre convergenti e, nelle ultime trasferte in Malesia e a Singapore, alcuni episodi hanno aumentato la pressione attorno alla Ferrari.
A Sepang il muretto aveva optato per pneumatici slick in una situazione rivelatasi sfavorevole, mentre a Singapore Hamilton non era rientrato ai box durante il regime di Virtual Safety Car per effettuare il cambio gomme. Due decisioni diverse, attribuite a soggetti differenti, che hanno alimentato il confronto pubblico sulle difficoltà della squadra.
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Una lezione dalla carriera
Patrese ha ricordato di aver seguito una linea molto riservata durante la propria esperienza in Formula 1. Anche quando la vettura non offriva prestazioni adeguate, evitava di trasformare i limiti tecnici in dichiarazioni destinate ai giornali.
«Per tutta la mia carriera non ho mai portato all’esterno i problemi della scuderia», ha aggiunto. La sua posizione è che, anche a costo di apparire poco brillante davanti alle domande dei giornalisti, un pilota debba proteggere l’immagine della squadra e discutere le criticità nelle sedi interne.
Il pacchetto previsto negli Stati Uniti sarà quindi l’ultima opportunità importante per la SF-26. Un rendimento convincente nelle gare conclusive permetterebbe alla Ferrari di archiviare con maggiore fiducia ciò che non ha funzionato nel 2026 e di preparare il 2027 su basi più solide.
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