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Motori 3 min di lettura1 ora fa

Diesel oltre 2,26 euro: torna lo sconto sulle accise

Il rialzo dei carburanti riporta al centro le accise mobili, mentre Roma cerca spazio di manovra anche nel confronto europeo sui prezzi dell’energia.

La Commissione europea guarda con cautela alla richiesta di maggiore flessibilità avanzata da diversi governi. Da una parte riconosce il peso della sicurezza energetica e delle ricadute sociali del caro-carburanti; dall’altra continua a indicare nei conti pubblici solidi e nella sostenibilità del debito due priorità irrinunciabili.

Italia, Germania, Spagna, Polonia, Portogallo e Austria stanno cercando una posizione comune per affrontare la pressione sui costi dell’energia. Sul tavolo ci sono un possibile prelievo europeo sugli extraprofitti delle aziende energetiche e una maggiore elasticità nell’applicazione delle regole del nuovo Patto di Stabilità.


L’Europa frena sulle richieste dei governi

I Paesi promotori sostengono che gli attuali vincoli alla spesa rischino di rendere più difficile finanziare interventi considerati strategici. Tra questi figurano la transizione verde, il rafforzamento dell’autonomia energetica e gli investimenti nella difesa.

Per questo viene chiesto di utilizzare, o eventualmente modificare, le clausole di salvaguardia. L’obiettivo sarebbe evitare che determinate uscite legate a questi capitoli incidano interamente sul calcolo del disavanzo, ma Bruxelles non ha ancora dato il via libera alla proposta.


Il pieno diventa più pesante

Nel frattempo, il mercato italiano dei carburanti registra livelli elevati. Secondo i dati del Mimit, il gasolio venduto sulla rete ordinaria ha raggiunto una media di 2,261 euro al litro, con un aumento di 0,017 euro rispetto al giorno precedente.

Anche la benzina resta sopra la soglia dei 2 euro, a 2,040 euro al litro. Il rialzo è arrivato dopo la conclusione del taglio delle accise e dopo l’adeguamento verso l’alto dei limiti applicati dalle compagnie, con movimenti non uniformi tra Eni, IP, Q8 e Tamoil.


Leo apre alle accise mobili

L’ipotesi allo studio del Governo non coinciderebbe con una semplice riduzione immediata delle imposte. Le accise mobili sono infatti uno strumento pensato per ridurre la componente fiscale quando gli aumenti del greggio e dei carburanti producono per lo Stato un gettito Iva superiore alle previsioni.

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Poiché l’Iva del 22% viene calcolata sul prezzo finale, compresa l’accisa, il maggior incasso può essere destinato ad abbassare temporaneamente l’imposta fissa applicata a benzina e gasolio. In questo modo il carico complessivo per litro rimarrebbe più stabile e l’effetto dei rincari internazionali verrebbe attenuato.

Maurizio Leo, viceministro all’Economia, ha confermato che il dossier è aperto: «Ci stiamo lavorando». Sono invece state smentite le indiscrezioni secondo cui il meccanismo sarebbe scattato automaticamente subito dopo la fine dello sconto precedente.


Quando può scattare il meccanismo

La disciplina risale alla Finanziaria 2008, varata durante il Governo Prodi II. In origine l’attivazione era collegata al superamento di specifiche soglie del prezzo del greggio indicate nel Documento di economia e finanza.

Il decreto Carburanti, diventato legge nel 2023 durante il Governo Meloni, ha reso l’impianto più adattabile. Oggi il ricorso allo strumento può essere valutato quando il prezzo medio dei carburanti cresce con continuità nell’arco di due mesi rispetto ai parametri fissati nel DEF.

L’eventuale intervento passerebbe da un decreto interministeriale del MEF e del MASE, senza la necessità di un lungo iter parlamentare. Il provvedimento dovrebbe utilizzare una parte dell’extragettito Iva per ridurre l’accisa, così da contenere l’impatto dell’aumento della materia prima sul prezzo alla pompa.

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