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Motori 3 min di lettura1 ora fa

Bagnaia, la gomma dura era la risposta: l’errore Ducati a Motegi

L’ottavo posto è arrivato dopo cadute e penalità altrui, ma il pilota Ducati indica nella scelta tardiva della mescola posteriore uno dei rimpianti del fine settimana

La scelta che avrebbe potuto cambiare il fine settimana di Pecco Bagnaia è rimasta a lungo fuori dai radar: la gomma dura posteriore, rivelatasi poi più efficace delle alternative, non era mai stata testata prima del riscaldamento domenicale. Il pilota Ducati ha ammesso di aver spinto quasi da solo per provarla, assumendosi parte della responsabilità per l’errore.

A Motegi Bagnaia ha concluso ottavo, beneficiando dei ritiri e delle penalità inflitte ad altri concorrenti. Il risultato resta però lontano dal dominio dello scorso anno, quando aveva vinto sia la gara breve sia quella principale, e conferma le difficoltà incontrate dalla Ducati durante il fine settimana.


La gomma giusta è arrivata tardi

La mescola più dura era stata portata come soluzione di riserva e nessuno aveva voluto rischiarla. In passato, quando era comparsa in Malesia, aveva offerto meno aderenza rispetto alla mescola utilizzata più spesso, inducendo piloti e squadre alla prudenza. A Motegi, però, l’asfalto nuovo e la composizione collegata alla gomma morbida avrebbero dovuto suggerire una verifica immediata.

Bagnaia ha raccontato che anche in Ducati si era valutata l’ipotesi di provarla nelle prime prove libere, ma alla fine il tentativo era stato accantonato. Dopo la gara del sabato, chiusa anzitempo per un problema alla gomma posteriore, il pilota aveva invece chiesto con decisione di utilizzare il riscaldamento per raccogliere dati: «In Ducati penso fossi l’unico che spingeva per correre con la dura». Una volta sceso in pista, la sensazione è stata positiva e la prestazione della mescola è apparsa migliore rispetto a quella delle altre due opzioni.


Bagnaia resta lontano dalla velocità

L’ottavo posto è maturato in una gara di contenimento. Bagnaia ha provato a difendersi da Aldeguer fino alla bandiera a scacchi, consapevole che il potenziale della sua moto non gli avrebbe permesso di puntare a un risultato molto più ambizioso. Le cadute di alcuni avversari e le penalità long lap hanno contribuito a rendere possibile il piazzamento finale.

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Il problema principale, secondo il pilota, continua a manifestarsi in frenata e nell’ingresso in curva. La moto non rallenta come dovrebbe e non si inserisce nella traiettoria desiderata, costringendolo a modulare la staccata in modo innaturale e aumentando il nervosismo dell’insieme. «Quando arrivo in staccata la moto non decelera, quando entro in curva non sono nella posizione giusta», ha sintetizzato dopo la gara.


Il mea culpa sulla strategia

Bagnaia non ha attribuito la responsabilità al fornitore degli pneumatici. Michelin aveva comunicato in anticipo l’assegnazione delle gomme e, a suo giudizio, spettava alle squadre considerare meglio le caratteristiche del nuovo manto di Motegi. Il limite è stato soprattutto il poco tempo disponibile per confrontare le soluzioni e la decisione collettiva di non iniziare subito il lavoro sulla mescola più dura.

Il pilota ha anche osservato che in futuro i margini per effettuare prove potrebbero ridursi ulteriormente. Per questo, secondo Bagnaia, ogni concorrente dovrebbe concentrarsi su una mescola diversa, così da ampliare rapidamente il quadro delle informazioni disponibili. «Noi non siamo come in Formula 1, che possiamo provare già da casa sui simulatori tutto quanto», ha ricordato parlando con i giornalisti.

Nonostante le difficoltà, Bagnaia lascia il Giappone senza rimpianti sul proprio impegno. Sapeva che sarebbe stato un fine settimana complicato e ritiene di aver sfruttato tutto il potenziale a disposizione, pur riconoscendo che la Ducati deve ancora recuperare velocità soprattutto nella fase decisiva della curva.

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