Auto europea, il piano B militare non basta: cosa resta in bilico
Ford, Volkswagen, Mercedes-Benz e Renault valutano commesse per la Difesa, ma la riconversione non può assorbire la crisi dell’intero settore automobilistico
Ford sta esplorando nuove possibilità nel comparto della Difesa. I dirigenti europei del gruppo hanno incontrato quest’anno rappresentanti del Pentagono per discutere una possibile fornitura di componenti alle forze armate; l’azienda, inoltre, punta a partecipare allo sviluppo di mezzi destinati all’esercito britannico e ad ampliare la presenza dei pick-up Ranger nelle dotazioni della NATO.
La stessa direzione viene seguita da altri costruttori. Renault ha messo a disposizione impianti e competenze per realizzare droni militari insieme a Thales e Turgis Gaillard, mentre Mercedes-Benz lavora con Tytan Technologies su mezzi contro i droni costruiti a partire dai furgoni Sprinter e su varianti militari della Classe G.
LOOKFANTASTIC
-22% da LOOKFANTASTIC IT
Fabbriche riconvertite, ma su scala ridotta
Il caso più delicato riguarda la Germania, dove Volkswagen sta valutando la trasformazione dello stabilimento di Osnabrück in un centro per sistemi di difesa aerea e componenti militari. Il progetto, sostenuto da un’intesa con una società d’investimento israeliana e con il Land della Bassa Sassonia, potrebbe mantenere oltre 1.200 posti di lavoro.
Anche i dipendenti che guardavano alla possibile chiusura dell’impianto nel prossimo anno si trovano così davanti a uno scenario diverso. Renault, su impulso del ministero delle Forze armate francese, considera inoltre la produzione di veicoli tattici e posti di comando, sfruttando linee pensate per la fabbricazione in serie.
Queste iniziative possono offrire una prospettiva a singoli stabilimenti in difficoltà, ma non hanno dimensioni sufficienti per risolvere il problema dell’intero sistema automobilistico europeo. Le commesse militari restano infatti legate a gare specifiche, tempi variabili e decisioni dei bilanci pubblici.
La Difesa non assorbe tutta l’occupazione
Il limite principale riguarda la diversa natura dei due comparti. L’industria automobilistica costruisce grandi quantità di veicoli per un mercato globale; quella militare lavora su prodotti più complessi, con requisiti tecnici, certificazioni e volumi molto differenti.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Max Becker, esperto di sicurezza e difesa del German Council on Foreign Relations, ha avvertito che «la Difesa non sarà l’unica àncora di salvezza per l’industria automobilistica». Secondo il ricercatore, i grandi produttori tedeschi impiegano centinaia di migliaia di persone e non è chiaro quanti lavoratori possano trasferire senza difficoltà le proprie competenze alla costruzione di sistemi d’arma avanzati.
La crisi civile resta irrisolta
Il ricorso alle forniture militari si inserisce in una fase difficile per le Case europee. La concorrenza cinese, soprattutto nel settore delle auto elettriche e ibride, ha aumentato la pressione sui produttori del Continente, che non hanno ancora recuperato i livelli di attività del 2019 e stanno valutando riduzioni dell’organico per difendere i margini.
Nel frattempo, l’inasprimento delle tensioni internazionali ha spinto molti governi europei ad aumentare le risorse per la Difesa e a considerare l’impiego di capacità industriali oggi sottoutilizzate. Tuttavia, produrre missili, droni o mezzi tattici non elimina i ritardi accumulati nelle tecnologie digitali, nella transizione energetica e nel contenimento dei costi dei veicoli destinati ai clienti civili.
Per questo la riconversione bellica può diventare un sostegno temporaneo o un’opzione mirata per alcuni impianti, ma non una risposta strutturale al declino dell’automotive europeo.
Continua a leggere
Hamilton avvisa la Ferrari: l’aggiornamento non basta contro Red Bull
Il britannico riconosce la superiorità della squadra di Verstappen e quantifica il distacco sui rettilinei alla vigilia del Gran Premio degli Stati Uniti.
Cybercab, Tesla accelera: la sfida decisiva è nei permessi
L’azienda vuole iniziare a vendere entro il 2026 il robotaxi senza volante e pedali, ma negli Stati Uniti restano da sciogliere diversi nodi regolamentari.
Oristano, il centro cambia volto: cosa sapere su Ztl e aree pedonali
Dal 1° novembre scattano le nuove regole nel centro storico, con sei telecamere per controllare gli ingressi e tre mesi iniziali di sperimentazione.
Francia, la corsa all’auto autonoma parte da un’alleanza a tre
Wayve, Nvidia e Stellantis lavoreranno con le istituzioni francesi per costruire una filiera completa e favorire la diffusione dei veicoli autonomi in Europa.