334 CV su due R1: la moto V8 costruita a mano
La PGM V8 nasce dall’unione di due propulsori Yamaha R1 e da sette anni di lavorazione artigianale, con prestazioni estreme e produzione riservata a pochissimi esemplari.
Alan Cathcart, giornalista e collaudatore di fama internazionale, l’ha descritta come la moto pluricilindrica più straordinaria mai guidata. Eppure, nonostante una meccanica imponente, la PGM V8 avrebbe mostrato su strada un comportamento equilibrato e relativamente facile da gestire.
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Una ciclistica degna delle corse
A tenere insieme questa particolare creatura provvede un telaio a traliccio in cromo-molibdeno, abbinato a sovrastrutture essenziali in fibra di carbonio. Le forme sono state studiate per lasciare in piena vista il grande propulsore, vero elemento dominante del progetto.
La dotazione tecnica comprende una forcella rovesciata Öhlins FGRT301 da 48 mm e un ammortizzatore posteriore Öhlins TTX. L’impianto frenante utilizza pinze Brembo GP4 e dischi da 320 mm, mentre i cerchi forgiati portano la firma di Marchesini.
Il motore nato da due R1
Il progetto porta il nome dell’australiano Pat G. Maloney, già meccanico nel mondo della Formula 1 e della Superbike. Per arrivare alla versione definitiva sono serviti sette anni di sviluppo manuale, con una lavorazione destinata a trasformare due motori Yamaha YZF-R1 del 2004 in un’unica unità a otto cilindri.
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Il propulsore raggiunge una cilindrata di 1.996 cc e utilizza componenti provenienti dai due motori originali: testate, cilindri, pistoni e bielle. Le bancate sono collocate con un angolo di 90 gradi e comprendono complessivamente 40 valvole; il basamento è stato realizzato su misura e ospita un albero motore monoblocco a gomiti piatti in acciaio EN36. Anche la trasmissione sequenziale a sei marce è stata riprogettata per il progetto.
Prestazioni da esemplare unico
La PGM V8 dichiara 334 CV e 214 Nm di coppia, valori particolarmente rilevanti considerando i 242 kg di massa complessiva. L’alimentazione è affidata a otto carburatori Mikuni da 45 mm, coordinati da un comando elettronico dell’acceleratore e da una centralina MoTeC M130.
I gas di scarico vengono convogliati in due sistemi distinti 4-2-1 in titanio, sviluppati appositamente da Akrapovič. La moto non è mai entrata in produzione su larga scala: dal 2018 è stata proposta soltanto su ordinazione, con personalizzazioni e un prezzo iniziale vicino ai 180.000 dollari.
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