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Lifestyle 3 min di lettura19 min fa

Vanessa Giuffré, la ballerina siciliana, studia alla Scala

A vent’anni vive al Collegio di Milano e racconta sacrifici, studio e aspettative della sua generazione

Vanessa Giuffré, ballerina nata a Taormina il 27 luglio 2006, studia all’Accademia Teatro alla Scala e vive al Collegio di Milano. A vent’anni ha già trascorso gran parte della sua adolescenza lontano dalla famiglia, inseguendo l’obiettivo di danzare e, in futuro, insegnare.

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La pressione sui più giovani

Secondo Giuffré, i ragazzi della sua età vengono spesso descritti come privi di ambizioni, poco disposti a impegnarsi e sempre concentrati sul telefono. La ballerina contesta questa rappresentazione e collega la pressione degli adulti alle insicurezze tipiche dell’adolescenza.

«Si è creato lo stereotipo dei nuovi ragazzi che non hanno voglia di fare nulla», ha detto parlando della propria generazione. A suo avviso, gli adulti dovrebbero offrire più fiducia e serenità, aiutando i giovani a individuare un percorso adatto a loro senza aumentare il peso delle aspettative.


Gli anni lontano da casa

La sua formazione è cominciata con la ginnastica ritmica, praticata fino al primo anno delle scuole medie. Poi ha scelto la danza classica e quella contemporanea, dopo aver chiesto ai genitori di poter frequentare un’accademia vicino casa. L’incontro con la danza, racconta, è stato immediato e profondo.

Per frequentare il liceo coreutico si è trasferita a Siracusa quando era ancora molto giovane. Viveva presso un’amica di famiglia e rientrava in Sicilia dai genitori soltanto nei fine settimana. Oltre alle materie scolastiche, studiava tecnica classica, storia della danza e repertorio del balletto, continuando a frequentare un’accademia cittadina.


L’ammissione alla Scala

Durante l’anno della maturità ha partecipato a diverse audizioni in Italia. La selezione per l’Accademia della Scala l’ha portata a Milano da sola: prima della prova temeva di non essere all’altezza e tendeva a sottovalutarsi, ma al termine dell’audizione è tornata a casa soddisfatta.

L’ammissione è arrivata in seguito, dopo una telefonata alla madre nella quale aveva preferito non alimentare troppe aspettative. Dal mese di ottobre 2025 Giuffré frequenta il corso di laurea in Danza classica a indirizzo tecnico-didattico dell’Accademia Teatro alla Scala, istituzione dedicata alla formazione nello spettacolo.

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La vita al Collegio di Milano

Il trasferimento nel collegio è stato reso possibile da un’agevolazione della Fondazione Collegio delle Università Milanesi. La struttura ospita studenti provenienti da diversi Paesi e offre borse di studio rinnovabili ogni anno sulla base dei risultati accademici, oltre a numerose attività condivise.

La giornata di Giuffré comincia nella sala da pranzo, dove la colazione diventa anche un’occasione per incontrare gli altri residenti. Dopo il viaggio in metropolitana raggiunge l’Accademia; spesso prepara la sera prima il pranzo da portare con sé. Gli spazi comuni dispongono di cucina e frigoriferi, utilizzati seguendo regole di rispetto reciproco.


Nessun coprifuoco

Nel collegio non c’è un orario obbligatorio per il rientro. Ogni studente dispone di una tessera per entrare e uscire, mentre la portineria rimane attiva; gli ospiti possono essere accolti fino a un certo limite orario dopo la registrazione all’ingresso.

Per Giuffré questa autonomia richiede responsabilità, ma rende la struttura simile a una grande casa. I pasti serali riuniscono nuovamente gli studenti ai tavoli comuni, mentre gli ambienti per lo studio e il tempo libero possono essere utilizzati anche durante la notte, a condizione di non disturbare gli altri.


Il consiglio di Vanessa

Alla domanda su cosa dire ai coetanei che vogliono inseguire un obiettivo, la ballerina risponde invitandoli a tentare, anche quando il risultato non arriva subito. «Bisogna provarci sempre perché la passione, alla fine, ti porta a fare quello che sogni», ha spiegato.

Giuffré riconosce il sostegno ricevuto dai genitori e ammette di aver avuto la possibilità di raggiungere il traguardo nei tempi considerati abituali. Ma, aggiunge, un rifiuto o un anno di attesa non devono essere interpretati come una sconfitta: il percorso può richiedere più tempo.

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