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Lifestyle 2 min di lettura30 min fa

Giuseppe Porcelli racconta interni ricchi di memoria e contrasti

L’architetto e designer spiega come unisce oggetti, materiali e luci soffuse per creare ambienti personali e fuori dalle mode

Giuseppe Porcelli ha definito un linguaggio riconoscibile per abitazioni e strutture ricettive di alta gamma, costruito su memoria, decorazione e accostamenti inattesi. Architetto e designer campano, milanese d’adozione, ha lavorato per sette anni come direttore artistico e del design di Dimorestudio prima di avviare il proprio percorso.

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Una casa fatta di ricordi

Porcelli descrive il suo stile come «ricco, stratificato e spesso nostalgico». Per i suoi progetti guarda a epoche diverse della storia del design e le mette in dialogo con suggestioni contemporanee provenienti dall’arte, dalla moda e dall’ambiente che lo circonda, senza legarsi a una singola tendenza.

Anche la sua abitazione segue questa logica. La considera una raccolta personale di oggetti, incontri e ricordi accumulati nel tempo, assemblati senza un ordine rigido. L’insieme, proprio perché non nasce da uno schema predefinito, conserva secondo lui una naturalezza capace di far percepire gli spazi come autenticamente vissuti.


Il progetto nasce dall’ascolto

Il primo confronto con un cliente parte dalle esigenze pratiche, ma soprattutto dal modo in cui quella persona immagina l’atmosfera della propria casa. Abitudini quotidiane, preferenze e memorie diventano così elementi utili per progettare ambienti aderenti alla sua identità.

Prima di entrare negli aspetti tecnici, Porcelli prepara una tavola d’ispirazione con immagini, colori, superfici, materiali e parole chiave. Il materiale viene poi condiviso con il cliente e discusso insieme, così da definire la direzione del progetto prima delle scelte operative.


Contrasti e luce negli ambienti

Nel lavoro del designer hanno un ruolo importante l’antiquariato, i tessuti ricercati, le superfici laccate e l’ottone spazzolato. Il carattere degli interni nasce però soprattutto dal confronto tra elementi che, a prima vista, sembrerebbero difficili da accostare.

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Colori, tessuti, arredi e oggetti appartenenti a periodi molto lontani possono creare, quando sono combinati con equilibrio, profondità e sorpresa. Porcelli preferisce inoltre ridurre il bianco, riservandolo soprattutto a tovaglie, lenzuola e asciugamani, e sceglie un’illuminazione raccolta: «preferisco il chiaroscuro, la luce delle candele o quella del sole nel tardo pomeriggio».


La collezione e la nostalgia

Questo metodo è visibile anche nella prima serie di arredi, La Garçonnière, che riassume l’interesse di Porcelli per una raffinatezza non perfettamente levigata. Tra i pezzi più rappresentativi indica una poltrona con struttura in bambù naturale e particolari in ottone placcato oro.

Il modello è rimasto unico perché la lavorazione delicata e i costi elevati ne hanno impedito lo sviluppo industriale. Per il designer, tuttavia, quell’oggetto sintetizza bene l’incontro tra materiali naturali, dettagli decorativi, eleganza e informalità.

La reazione che desidera suscitare in chi osserva i suoi ambienti è la nostalgia. L’obiettivo è evocare una familiarità inattesa attraverso spazi, oggetti e materiali nuovi, fino a rendere difficile collocarli in un’epoca precisa.

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