Matri racconta la paura della Sla: «Mi vergognavo a parlarne»
A Ballando con le Stelle l’ex attaccante ha parlato di ipocondria, paure legate alla salute e del percorso in analisi.
Alessandro Matri ha raccontato a Ballando con le Stelle il periodo di depressione e ipocondria vissuto dopo il ritorno al Milan. L’ex attaccante ha spiegato di aver temuto di essere malato e di aver trovato aiuto nella famiglia e nella terapia.
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Il crollo dopo l’addio alla Juve
Durante la puntata, prima di esibirsi nella rumba, Matri ha ripercorso il rapporto con il calcio: dagli inizi nel Milan al passaggio al Cagliari, fino all’esperienza con la Juventus. Quando la società bianconera gli ha comunicato di non rientrare più nei piani, ha vissuto la separazione come la fine di qualcosa di essenziale.
Il successivo ritorno al Milan non ha avuto l’esito sperato. Le aspettative e la pressione lo hanno portato a isolarsi e a cambiare abitazione ogni sei mesi, con conseguenze sulla sua autostima. «Non ho retto aspettative e pressioni», ha spiegato Matri parlando della fase più difficile.
La paura delle malattie
L’ex calciatore ha raccontato di avere iniziato a temere patologie gravi, tra cui la SLA e la sclerosi multipla. La preoccupazione per la salute si è aggiunta alla depressione e lo ha reso, nelle sue parole, più fragile e vulnerabile.
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A quel punto ha deciso di parlarne con Federica Nargi e con i genitori. «Ho paura di avere qualcosa», ha ammesso ai familiari, trovando in loro vicinanza e protezione. Matri ha poi intrapreso un percorso di analisi, che gli ha permesso di stare meglio, pur mantenendo alcune paure e sottoponendosi ancora a controlli periodici e, talvolta, a una risonanza cervicale.
Il sostegno della famiglia
La nascita delle figlie Sofia e Beatrice ha avuto un ruolo positivo nel suo recupero. Matri ha detto di essere orgoglioso del cammino compiuto e di guardare con soddisfazione ai ricordi della carriera.
Dopo l’esibizione, rispondendo alla giuria, ha chiarito che il problema non nasceva da atteggiamenti ostili di allenatori o dirigenti. A pesare, secondo il suo racconto, era soprattutto la vergogna di affrontare apertamente quella condizione: «Mi vergognavo a parlarne, invece bisogna farlo».
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