Se domani non torno, Timi e Allione raccontano il film
Gli attori interpretano Gino e Davide Cecchettin nel racconto cinematografico del femminicidio di Giulia e delle sue conseguenze
Filippo Timi e Tommaso Allione interpretano Gino e Davide Cecchettin in Se domani non torno, il film sul femminicidio di Giulia e sul dolore della sua famiglia. La pellicola è nelle sale e racconta il lutto senza trasformare i suoi protagonisti in figure eroiche.
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Un film senza protagonisti invincibili
Il progetto prende spunto da Cara Giulia, il libro scritto da Gino Cecchettin con Marco Franzoso. Al centro ci sono la perdita, i legami familiari e la necessità di reagire alla violenza di genere senza lasciare che il dolore resti confinato alla dimensione privata.
Timi, 52 anni, veste i panni di Gino, mentre Allione, 22 anni e alla sua prima esperienza cinematografica, interpreta Davide, il figlio più giovane. Il ragazzo, che nella storia frequenta il liceo quando sua sorella viene uccisa dall’ex fidanzato, attraversa in poco tempo il passaggio dall’adolescenza alla piena consapevolezza della realtà.
Per Timi, il primo incontro con Gino è avvenuto durante un pranzo organizzato dalla produzione. L’attore ha ricordato di aver cercato subito un rapporto umano, senza sottoporre il padre di Giulia a un interrogatorio sul lutto. «Ho davvero avuto l’impressione di incontrare un cavaliere, un cavaliere della tavola rotonda», ha raccontato parlando dell’uomo che ha conosciuto.
Timi e il rapporto con Gino
La sceneggiatura ha convinto Timi anche per il modo in cui affronta la vicenda: secondo l’attore, il film mantiene una distanza rispettosa e non sfrutta la sofferenza della famiglia. Ha inoltre riconosciuto il lavoro della regista Paola Randi, sottolineando il valore di una regista in un settore nel quale le donne sono ancora poche.
Durante la preparazione, Timi ha preferito non chiedere a Gino molti particolari personali. Un’unica curiosità ha riguardato la musica che ascoltava prima della tragedia: l’attore sperava di avvicinarsi così alla sua personalità, oltre l’immagine pubblica costruita dopo il femminicidio.
Il percorso di Davide
Allione ha spiegato di aver avvertito il peso di rappresentare un giovane reale, che ha reso pubblica una sofferenza normalmente protetta dalla sfera familiare. Nel periodo delle riprese ha frequentato Davide e i suoi amici, entrando in contatto con il suo ambiente quotidiano.
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Nel film Davide resta inizialmente ai margini, come se fosse ancora riparato dal mondo degli adulti. Una scena mostra però il momento in cui assume un ruolo diverso: quando il padre torna a casa, circondato da giornalisti e troupe, il ragazzo gli va incontro e lo accompagna all’interno dell’abitazione, facendogli da scudo.
Per Allione, quella sequenza rappresenta il passaggio dal figlio protetto al figlio capace di sostenere il padre. Il dolore interrompe l’adolescenza e costringe Davide a confrontarsi con una responsabilità che fino a quel momento apparteneva agli adulti.
Educare alle emozioni
Il lavoro sul film ha spinto Timi a riflettere sull’educazione ricevuta. L’attore ha detto di aver sentito la mancanza di un linguaggio per riconoscere e nominare le emozioni, un’assenza che a suo giudizio riguarda ancora molti ragazzi. «È assolutamente necessario portarla nelle scuole», ha affermato riferendosi all’educazione emotiva e affettiva.
Allione ha osservato che i più giovani vivono spesso immersi nei social e che, pur mostrando maggiore attenzione verso la violenza sulle donne e le disuguaglianze, non hanno sempre strumenti adeguati per affrontare gelosia e possesso nelle relazioni.
Una scena del film mostra Giulia mentre annota i motivi per cui vorrebbe lasciare il fidanzato, tra controlli continui e reazioni alle sue uscite con gli amici. Da questo passaggio Allione ha collegato la storia alla necessità di riconoscere le emozioni prima che diventino controllo, imparando a parlarne senza trasformarle in sofferenza per l’altra persona.
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