Regia e maternità, Stefania Rocca racconta i suoi dubbi
L’attrice presenta L’ora di tutti, film su Otranto nel 1480 e sul rispetto tra uomini e donne
Stefania Rocca ha esordito alla regia con L’ora di tutti, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. Il film, tratto dal romanzo di Maria Corti, rievoca il sacco di Otranto del 1480 e riflette su libertà, pregiudizi e responsabilità individuale.
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Il rapporto con la maternità
Nel lavoro e nella vita familiare, l’attrice ha raccontato anche il peso dei giudizi ricevuti. Per anni si è sentita in colpa per aver portato i figli sul set, dopo che alcune babysitter le avevano contestato quella scelta sostenendo che i bambini dovessero stare al parco e non sul luogo di lavoro.
Rocca ha ricordato le difficoltà dei primi mesi da madre, compreso il fatto che il figlio non dormisse mai. Quando cercava conforto con altre donne, spesso si trovava davanti a racconti rassicuranti che rendevano ancora più difficile ammettere la propria fatica. “Non si nasce genitori: lo si diventa nell’ascolto reciproco”, ha spiegato parlando del rapporto con i suoi due figli e della necessità di essere presente per loro.
La maternità, ha aggiunto, le ha fatto capire di non essere più il centro dell’attenzione. La gravidanza l’ha portata a confrontarsi con la responsabilità verso una persona che non aveva ancora gli strumenti per difendersi da sola, mentre la società tende a caricare le madri di aspettative spesso difficili da sostenere.
L’amore nella coppia
Rocca è sposata con Carlo Capasa, con cui ha due figli. Per descrivere la relazione ha respinto l’idea che la stabilità coincida con un sentimento fermo: secondo lei, il rapporto può avere basi solide, ma l’amore continua a trasformarsi.
“L’amore va alimentato ogni giorno”, ha detto, spiegando che nella coppia bisogna evitare di considerarsi acquisiti, mantenere il desiderio di ascoltare l’altro e rispettare anche i momenti in cui sente il bisogno di stare da solo. I litigi, ha osservato, fanno parte della vita insieme e non indicano necessariamente un problema.
Il film e le libertà individuali
Per Rocca, la vicenda di Otranto non appartiene soltanto al passato. La popolazione della città, abbandonata e priva di armi, deve trovare la forza di unirsi per difendersi: proprio questa condizione le ha permesso di parlare del presente e del coraggio necessario quando sembra che ogni contributo sia inutile.
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L’attrice ha raccontato di essersi avvicinata alla regia con la curiosità di chi vuole smontare un oggetto per capirne il funzionamento. Il passaggio dietro la macchina da presa le ha consentito di osservare il racconto da più punti di vista e di confrontarsi con le diverse responsabilità del ruolo.
La protagonista Idrusa, interpretata da Alice Pagani, condivide con Rocca la ribellione verso i modelli imposti. Il rischio, secondo l’attrice, è rinunciare alla propria libertà pur di essere accettati dagli altri.
Il rispetto tra uomini e donne
Rocca ha collegato il tema del film alle disuguaglianze che ancora condizionano i rapporti tra i sessi. A suo giudizio manca un’educazione sentimentale capace di riconoscere la pari dignità delle persone e di superare l’idea che il corpo o l’identità delle donne possano essere sottoposti al controllo maschile.
L’attrice ha raccontato di aver sofferto per commenti sul proprio aspetto fisico, come quelli che la definivano troppo alta, troppo magra o simile a una “sottiletta”. Oggi, ha spiegato, la ferisce soprattutto chi cerca di danneggiare un’altra persona approfittando di una presunta fragilità.
Da figlia e da madre, Rocca ha imparato a cavarsela senza chiedere aiuto. Solo di recente ha iniziato a farlo più spesso, pur temendo di invadere lo spazio degli altri. Al contrario, ha detto di essere pronta ad aiutare chiunque glielo domandi, perché ascolto e solidarietà sono per lei alla base dei rapporti umani.
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