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Il presidente di Edizione Alessandro Benetton: famiglia prima del lavoro

A 62 anni il presidente di Edizione racconta il rapporto con il padre, i figli e il valore sociale dell’impresa

Alessandro Benetton, 62 anni, presidente di Edizione SpA, ha raccontato la fase della sua vita in cui sente di aver riunito ambizioni, responsabilità e affetti. Alla guida di una holding con oltre 10 miliardi di ricavi e più di 100.000 dipendenti, ha parlato del rapporto con il padre Luciano, dei suoi tre figli e del modo in cui interpreta oggi il lavoro.

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La stagione del cuore

Benetton ha descritto il proprio percorso come una successione di tre periodi. Da giovane ha cercato l’indipendenza negli Stati Uniti e a Londra, spinto dal desiderio di dimostrare il proprio valore al di là del cognome. In seguito ha messo al centro la professione e la strategia, dedicandosi alla crescita di 21 Invest.

Oggi dice di vivere una fase diversa, nella quale ragione ed emozioni convivono. «Ho disciplinato la pancia, ho messo in ordine le idee e pur continuando a guardare verso il futuro, ho imparato a stare nel presente», ha spiegato parlando del suo ultimo libro, Mai fermi, pubblicato da Mondadori.

Secondo l’imprenditore, maturare significa anche accettare che non ogni cambiamento debba essere affrontato immediatamente. La pazienza, ha osservato, aiuta a distinguere il momento giusto dalla semplice fretta di agire e permette di ridisegnare ciò che non funziona invece di subirlo.


Figli, libertà e famiglia

Nella sua vita privata il riferimento principale sono i tre figli, che sei anni fa, dopo la fine del suo matrimonio, hanno scelto di vivere con lui. Benetton li considera la sua priorità e collega a questa responsabilità anche alcuni dei suoi principi personali: la trasparenza, la tensione verso il progresso e la libertà di rifiutare ciò che non lo convince.

Il padre Luciano occupa un posto importante nella sua storia. Nel libro lo ha chiamato «il Signor Luciano», riprendendo il modo in cui veniva indicato nell’azienda durante la sua infanzia. Una scelta legata al ricordo del bambino che era, senza sovrapporre a quella fase la lettura dell’uomo adulto.

Del padre ha ricordato soprattutto l’invito a non abbandonare mai la propria posizione, anche quando ci si trova ultimi in una gara. Luciano Benetton, ha raccontato, lo ha spinto a rendersi autonomo e a prepararsi ad affrontare la vita con le proprie forze.

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La lezione di 21 Invest

L’esperienza più formativa è arrivata quando i familiari e il gruppo dirigente hanno deciso di non proseguire il progetto di 21 Invest. Benetton ha dovuto indebitarsi per rilevare personalmente la società che aveva creato, pagando una cifra molto superiore al capitale inizialmente investito.

Quella difficoltà lo ha costretto ad assumersi ogni responsabilità e gli ha permesso di verificare l’autonomia dell’attività. A posteriori, ha considerato l’operazione la principale occasione di crescita della sua carriera, perché gli ha dato fiducia nelle proprie capacità.


Impresa e responsabilità sociale

Per Benetton, risultati economici e attenzione alle persone non sono obiettivi incompatibili. Ha citato il caso di Forno d’Asolo, società sostenuta anni fa da 21 Invest, dove sono stati realizzati uno spazio per le madri con figli e una scuola gratuita destinata ai baristi.

A suo giudizio, condizioni di lavoro più attente possono accompagnarsi a una maggiore produttività e a bilanci positivi. Lo stesso principio, ha spiegato, è stato applicato all’aeroporto di Roma con il più grande impianto fotovoltaico aeroportuale, il recupero delle acque e programmi per ridurre le emissioni.

Nello scalo è stato inoltre creato Innovation Hub, dedicato ai giovani inventori, dal quale sono già nati progetti ritenuti promettenti. «Il profitto e la performance nel mio mestiere sono obbligatori», ha detto, aggiungendo che il risultato economico deve essere integrato con il valore prodotto per la società.

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