Torino, Giorgio Ferrini vive nel ricordo dei compagni
Il capitano granata ha collezionato 566 presenze e vinto due Coppe Italia e l’Europeo con l’Italia
Giorgio Ferrini è stato ricordato dai compagni del Torino a cinquant’anni dalla morte. Il capitano granata detiene il primato delle presenze con 566 gare disputate in 16 stagioni, oltre ad aver conquistato due Coppe Italia e l’Europeo con la Nazionale.
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Il ricordo dello spogliatoio
Claudio Sala, che ha guidato il Torino allo scudetto del 1976, ha ricevuto da Ferrini la fascia di capitano. Il legame tra i due è proseguito anche dopo il ritiro del centrocampista, che nel 1975 ha smesso di giocare ed è diventato viceallenatore di Gigi Radice.
«Ereditai la fascia da Giorgio, pensate che onore per me!», ha raccontato Sala. Secondo l’ex capitano, Ferrini avrebbe meritato di vincere il titolo in campo, ma ha contribuito al successo dalla panchina aiutando Radice a conoscere meglio i giocatori e sostenendo la squadra.
Paolo Pulici ha spiegato che Ferrini trasmetteva disciplina, rispetto per la maglia e disponibilità al sacrificio senza ricorrere a molti discorsi. Il centravanti ha ricordato anche un episodio degli allenamenti al Filadelfia: dopo aver colpito involontariamente Ferrini al volto durante una prova sui calci d’angolo, si aspettava una reazione dura. Il capitano, invece, lo ha incoraggiato perché finalmente aveva imparato a proteggersi in area.
Le scelte di Ferrini
Angelo Cereser, amico di Ferrini e suo compagno dal 1962, ha rievocato l’offerta ricevuta dal Milan alla fine degli anni Sessanta. Nereo Rocco, allora sulla panchina rossonera, voleva portarli entrambi a Milano, con prospettive economiche e sportive più vantaggiose.
I due hanno discusso la proposta insieme alle rispettive famiglie e hanno scelto di restare a Torino. Cereser ha sintetizzato quella decisione con le parole: «Abbiamo il sangue granata, restiamo al Toro». Anche Giorgio Puja ha descritto Ferrini come un fratello e ha ricordato l’aiuto ricevuto durante gli anni trascorsi nel club, dal 1963 al 1972.
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Riccardo Pecci ha ereditato da Ferrini la maglia numero 8 nel 1975. Ha spiegato che il capitano lo ha aiutato a gestire la pressione del ruolo, con attenzione e generosità, pur mantenendo in campo il carattere del combattente. Per Pecci, la storia del Torino comprende il Grande Torino, Valentino Mazzola, Gigi Meroni e Ferrini, uniti nella memoria dei sostenitori granata.
L’eredità nel Torino
Luciano Castellini, arrivato al Torino nel 1970, ha ricordato Ferrini come un riferimento per la squadra. Tra i due, ha detto, c’erano somiglianze caratteriali: entrambi potevano reagire con grande intensità, ma il capitano sapeva guidare il gruppo attraverso gesti, sguardi e comportamenti coerenti.
Ferrini ha inoltre avuto un ruolo nella costruzione del Torino campione d’Italia. Sala ha raccontato di aver pensato a un suo ingresso in campo nell’ultima giornata del campionato 1975-1976, contro il Cesena, per permettergli di vivere da giocatore la conquista dello scudetto. Il viceallenatore, però, non ha accettato l’idea e si è allontanato dalla panchina prima del momento previsto.
Nei giorni della malattia, i giocatori hanno vissuto con apprensione le condizioni del loro ex capitano. Al Filadelfia, la sua assenza durante gli allenamenti e nello spogliatoio era avvertita da tutti. Per i compagni, Ferrini è rimasto il simbolo di un modo di interpretare il Torino fondato su serietà, coraggio, amicizia e rispetto della storia del club.
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