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Lifestyle 3 min di lettura56 min fa

L’attrice Margot Sikabonyi torna al cinema con Un’altra me

Dopo anni lontana dal set, interpreta Anna e il suo alter ego digitale nel film di Luca Brignone.

Margot Sikabonyi è tornata sul grande schermo con Un’altra me, il film diretto da Luca Brignone. L’attrice, diventata popolare da adolescente con Un medico in famiglia, oggi divide il suo tempo tra recitazione, yoga, psicologia e i suoi tre figli.

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Una madre senza perfezione

Sikabonyi ha raccontato di voler trasmettere ai figli un’idea lontana dall’ossessione per l’errore e per l’immagine impeccabile. Si definisce una madre imperfetta, ma desidera che i ragazzi percepiscano la sua presenza anche nei momenti in cui non è fisicamente accanto a loro.

«Voglio essere un luogo sicuro a cui sanno di poter sempre tornare», ha detto parlando del rapporto con i figli. Per lei, il ruolo di genitore significa offrire ascolto e affetto senza condizioni, evitando che i bambini sentano di dover corrispondere a un modello ideale.

La sua educazione è stata segnata dalla madre, canadese, che l’ha incoraggiata a diventare autonoma e ad affrontare la vita con coraggio. A 18 anni Margot viveva già da sola a Parigi. Dopo la morte del padre, il legame tra le due donne si è trasformato e la madre è stata anche la persona che l’ha accompagnata alla sua prima lezione di yoga.


Imparare a stare con se stessi

Oggi l’attrice insegna yoga e frequenta un corso magistrale di psicologia. Il suo obiettivo è proseguire gli studi per diventare psicologa e psicoterapeuta, mentre continua a lavorare sulla capacità di riconoscere i propri bisogni.

Secondo Sikabonyi, la pratica del respiro e l’ascolto del corpo aiutano a interrompere la corsa quotidiana e a osservare pensieri ed emozioni. Ha spiegato che fermarsi può essere difficile, perché la società tende a misurare le persone sulla quantità di impegni e sulla loro produttività.

Il percorso personale le ha permesso di sostituire il pensiero di non essere abbastanza con la volontà di stare meglio. Anche per questo rifiuta l’idea che gli sbagli definiscano una persona: «Noi non siamo i nostri errori». La stessa posizione riguarda il rapporto con il proprio aspetto e con le rughe, che considera parte della sua identità e non qualcosa da cancellare.

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Pochi giorni di lavoro

Il ritorno alla recitazione non ha però coinciso con una ripresa stabile dell’attività. Un’altra me è stato girato circa due anni e mezzo fa e, negli ultimi tre anni, l’attrice ha lavorato complessivamente per appena nove giorni, compresi due ruoli molto brevi che sta interpretando sul set.

Sikabonyi ha spiegato che spesso non riesce nemmeno ad arrivare a un provino. Quando invece viene ascoltata, racconta di incontrare dubbi legati all’immagine costruita negli anni della televisione. A darle un’opportunità è stato il produttore Luca Barbareschi, che ha deciso di affidarle il ruolo nonostante le difficoltà.

La recitazione, comunque, non rappresenta più l’unica fonte della sua identità professionale. «Questo lavoro mi nutre, quando sono sul set mi sento piena, felice», ha affermato, chiarendo però di avere oggi un’attività principale nello yoga e altri progetti legati alla psicologia.


Anna e il suo doppio digitale

Nel film di Brignone, Sikabonyi interpreta Anna, una musicista insicura, e La Benny, la sua versione digitale costruita per apparire priva di difetti e paure. Il confronto tra le due identità le ha ricordato alcuni passaggi della propria esperienza, segnata dal successo precoce e dalla necessità di sottrarsi a un personaggio diventato ingombrante.

Per anni è stata associata soprattutto a Maria di Un medico in famiglia. A 30 anni ha scelto di interrompere quel percorso e di prendersi tempo per capire quale direzione dare alla propria vita, affrontando anche le conseguenze professionali della decisione.

Ora dice di sentirsi più stabile di fronte al giudizio del pubblico. Il film, qualunque sia l’accoglienza, non dovrebbe più modificare l’immagine che ha di sé: il percorso compiuto le ha permesso di non affidare il proprio equilibrio al successo o all’insuccesso di un ruolo.

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