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Food 2 min di lettura10 ott

Trentamila bottiglie sparite: il vino di lusso è sotto assedio

Il furto ai danni di Antinori riaccende i sospetti su un possibile mercato clandestino delle grandi etichette italiane.

Se vi capitasse di trovare in vendita bottiglie Antinori dell’annata 2023 a condizioni insolite, sarebbe prudente controllarne con attenzione la provenienza. Le etichette sottratte dal polo logistico di Cortona, infatti, sono molto note e difficili da collocare sul mercato senza attirare l’attenzione di collezionisti, operatori e autorità.


Un mercato clandestino sempre più appetibile

L’ipotesi che dietro i furti ci sia la stessa organizzazione non dispone, al momento, di alcuna conferma. Resta però il dato di una criminalità capace di muoversi con competenza nel settore: conoscere i marchi, scegliere le annate e gestire grandi quantità di bottiglie richiede preparazione, oltre a una logistica tutt’altro che improvvisata.

La domanda più delicata riguarda proprio la destinazione della merce. Renzo Cotarella, amministratore delegato di Antinori, si è chiesto come sia possibile distribuire nel mondo un quantitativo tanto riconoscibile senza lasciare tracce. L’idea di una rete sotterranea interessata ai vini di pregio non dimostra un collegamento tra i due episodi, ma rende comprensibile l’allarme tra i produttori.


Il colpo che ha svuotato il magazzino

Nel fine settimana, sette persone con il volto coperto hanno raggiunto il centro di Antinori a Cortona. Dopo aver disattivato il sistema di sicurezza, hanno trasferito su due camion circa 30.000 bottiglie, comprese Tignanello, Solaia e Guado al Tasso, tutte dell’annata 2023. Il valore complessivo della refurtiva è stato stimato in circa cinque milioni di euro.

La sottrazione è emersa soltanto il lunedì mattina, quando il personale ha trovato il deposito quasi completamente vuoto. Gli investigatori stanno esaminando le registrazioni delle telecamere, mentre Cotarella ha affidato alla speranza il possibile recupero: «Due camion non possono semplicemente sparire nel nulla». L’amministratore delegato ha aggiunto che la presenza di numerose telecamere lungo le strade toscane potrebbe aiutare a ricostruire il percorso dei mezzi.

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Due assalti, stessa precisione

L’episodio toscano arriva dopo un’incursione avvenuta a metà settembre nelle cantine di Conterno Fantino, a Monforte d’Alba. In quel caso furono portate via 3.000 bottiglie di Barolo, per un danno valutato in centinaia di migliaia di euro.

I due casi presentano alcuni elementi in comune: in entrambi i magazzini i responsabili sono riusciti a operare senza essere intercettati, utilizzando mezzi e attrezzature presenti nelle strutture oppure neutralizzando gli allarmi. Anche la scomparsa dei responsabili, scoperta soltanto a distanza di tempo, alimenta gli interrogativi sulla preparazione degli autori.


La ferita oltre il danno economico

Antinori, la cui storia risale al 1385 e il cui fatturato annuo è pari a 263 milioni di euro, può assorbire una perdita di questa portata. Il furto ha però colpito profondamente chi lavora ogni giorno nella produzione. Cotarella ha raccontato: «Le persone in cantina stavano piangendo. Non è solo il valore del vino, è qualcosa di più».

Mentre proseguono le verifiche sulla possibile destinazione delle bottiglie, resta aperta la questione della sicurezza delle grandi cantine italiane. I furti di Barolo e delle etichette toscane non provano l’esistenza di una banda unica, ma mostrano quanto possa essere preziosa, e dunque vulnerabile, la fascia più prestigiosa del vino italiano.

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